La polemica non è nuova, e con le temperature roventi dell’estate torna prepotentemente agli onori della cronaca. “Pienone nelle stanze del Giudice di Pace del San Paolo, che a confronto il concerto di Vasco Rossi sembra una festa per bambini”, ironizza con amarezza qualche avvocato, che invia a Telebari le foto delle code in attesa dell’udienza scattata ieri, martedì 12 luglio.
Le condizioni non semplici in cui si svolgono le udienze tra i condomini del San Paolo non è una novità, solo che negli ultimi giorni il caldo, la mole di lavoro accumulata, insieme alla scarsa predisposizione di alcuni a usare le mascherine (consigliate, non obbligatorie), hanno esasperato gli animi. Ieri mattina in particolare tante le proteste segnalate a Telebari. “Un avvocato voleva fare mettere a verbale che si rifiutava di fare udienza – racconta uno dei presenti – Ogni giorno ci sono disagi, ma oggi (ieri, ndr) si è creato un delirio. Un giudice ha dovuto mettere fuori dall’aula almeno cinquanta persone in attesa”.
A ricostruire l’accaduto è Massimo Minerva, presidente dell’Associazione nazionale dei Giudici di pace. “Si è trattato di un caso eccezionale – prova a placare gli animi roventi – che la collega ha gestito bene, pur trovandosi con un numero molto alto di fascicoli da trattare e dunque l’inevitabile necessità di riorganizzare l’udienza per evitare assembramenti. E’ stata un’emergenza, che purtroppo può capitare”. Dopo la fase acuta della pandemia, che ha ridotto il numero dei fascicoli trattati quotidianamente a una ventina – spiega Minerva – ora si è tornati a dovere analizzare anche cinquanta, sessanta casi ogni mattina. “Se ci aggiungiamo il caldo, il mancato uso delle mascherine da parte di qualcuno, le dimensioni piccole delle aule – ammette Minerva – facile immaginare come la situazione possa esplodere”.
Le aule (undici in totale) non superano infatti 16 metri quadrati, e possono contenere non più di venti persone, dovendo rispettare comunque gli orari scaglionati. C’è, infine, il problema dell’organico insufficiente, che fa accumulare la mole di lavoro sui dodici giudici del San Paolo, affiancati dai cinque colleghi del penale. “Dovremmo essere cinquanta – conferma Minerva – Una carenza cui si aggiunge il forte sottodimensionamento del numero dei cancellieri”.







