Le segnalazioni si susseguono e raccontano di partorienti arrivate al Di Venere, e ‘dirottate’ al San Paolo dopo avere constatato l’eccessivo affollamento del blocco parto dell’ospedale di Carbonara. Non senza proteste da parte delle neomamme, cui all’ansia del parto si aggiunge il cambio di programma non previsto.
“Avevo già qualche centimetro di dilatazione, mi sono allarmata molto all’idea di dovermi spostare last minute, senza i punti di riferimento che mi hanno seguita in gravidanza”, racconta una giovane mamma, segnalando la novità. Una prassi nuova, effettivamente, voluta dalla stessa Asl di Bari dopo i ripetuti casi di ‘overbooking’ del reparto di Ginecologia e Ostetricia del Di Venere, che hanno costretto alcune donne a sostare in barella in assenza di posti letto.
Il trasferimento “forzato” (o in qualche modo incentivato) è vissuto da molte donne come “un torto”, dicono, dichiarandosi “indignate”. E in effetti il reparto nascite del Di Venere è sempre più ambito, come dimostrano i numeri che hanno segnato nel 2021 il record di duemila parti a Carbonara, praticamente raddoppiati dal 2016.
I posti letto, però, non sono infiniti: capita sempre più spesso, quindi, che il reparto scoppi, e che non si riescano a garantire gli spazi adeguati per tutti. Da qui la direttiva della Asl (partita su volontà della direzione sanitaria) di spostare le partorienti nei reparti meno affollati degli ospedali più vicini nei casi in cui si superi una certa soglia di tolleranza. Nello specifico, è capitato in diverse occasioni che le partorienti siano state invitate a recarsi al San Paolo (dove da poco è stata introdotta finalmente l’epidurale).
La direttiva ha fatto molto discutere, e continua a farlo. La linea della Asl però è inflessibile. “Non si può mettere a rischio la salute della donna e del bambino se l’eccessivo affollamento del blocco parto non permette di gestire al meglio e in serenità tutte le situazioni – ci tengono a spiegare dall’azienda – La nostra priorità è garantire assistenza in sicurezza”.





