La campagna elettorale d’agosto non manda in soffitta i vecchi 6×3. I manifesta elettorali, pochi per la verità, hanno fatto capolino in una città deserta per ferie, già nella settimana di ferragosto. Un mezzo di comunicazione ‘impolverato’, al quale i partiti ricorrono anche al tempo dei social.
Fra i primi a tappezzare la città, Pd e Fdi, con due campagne diametralmente opposte. Il primo punta sui programmi, il secondo mette l’accento sulla leadership, con il volto sorridente di Giorgia Meloni e il claim: “Pronti a risollevare l’Italia”. Un modo per affermare l’affidabilità di un partito dato per favorito, in questa corsa, dai sondaggi.
Anche la Lega sfodera un primo piano di Matteo Salvini, con uno dei cavalli di battaglia delle politiche leghiste, ‘Stop agli sbarchi’. Più concettuale la campagna scelta tra i democratici: nessun volto, ma slogan sulle principali battaglie del partito di Enrico Letta. Fedele alla tradizione, sui manifesti di Fi campeggia la foto di uno dei padri del leaderismo, Silvio Berlusconi.
Una forma di comunicazione ormai datata, fiacca e poco efficace. Ma la propaganda politica viaggia ancora su quei tabelloni in ferro, anche nel 2022? O non è più, forse, un richiamo nostalgico del passato? Quasi fosse una foto in bianco e nero di competizioni elettorali di altre epoche. Il nuovo, dunque, non si sostituisce al vecchio, che resiste: la vera campagna elettorale, però, si giocherà sui social, tra Facebook, Instagram e anche Tik Tok, e nella corsa a conquistare un titolo di giornale o una seduta in qualche talk televisivo. Senza dimenticare che nelle politiche le personalizzazioni contano poco, tra listini bloccati, seggi blindati e collegi sicuri.







