“Le forze dell’ordine ci hanno abbandonato. Ho già rischiato la vita una volta e non ho intenzione di farlo ancora. La decisione di chiudere è definitiva”. A parlare con Telebari è Cosimo, titolare della norcineria Lilò in piazza Cattedrale a Bitonto: teatro, il 13 agosto scorso, di un grave fatto di cronaca. Un’aggressione violentissima ai danni del ristoratore. Un vero e proprio raid punitivo messo in atto da un gruppo di 15 ragazzini per un semplice rimprovero, dopo il quale, come se non bastasse, hanno fatto seguito insulti e minacce (qui la notizia).
Nei giorni immediatamente successivi la comunità bitontina si è stretta attorno a Cosimo, a sua moglie Nunzia e alla sua famiglia. In primis il sindaco Francesco Paolo Ricci, che per alimentare il sostegno della città all’imprenditore aveva anche organizzato un evento proprio in piazza Cattedrale (qui le parole del primo cittadino). Un post pubblicato sui social da Nunzia, alla luce dei tanti messaggi di solidarietà arrivati in quelle ore, aveva lasciato intendere la volontà dei proprietari dell’attività di andare avanti “perché Bitonto e noi non meritiamo tutto questo”, aveva scritto. Dopo tre settimane, però, tutto è cambiato.
“Niente è cambiato – ci corregge al telefono Cosimo -, il problema è proprio questo. La situazione attorno al mio locale è sempre la stessa. E va bene la solidarietà dei cittadini, va benissimo la vicinanza del sindaco che ci è stato accanto e ci ha sostenuto, ma purtroppo le forze dell’ordine ci hanno abbandonato. Siccome sono loro che dovrebbero garantire la sicurezza, e sfortunatamente non lo fanno, abbiamo scelto di chiudere. Mercoledì è stata la nostra ultima serata. Giovedì siamo stati chiusi per via del maltempo. Venerdì abbiamo maturato la decisione, irrevocabile, di non aprire più”.
In 20 giorni l’atmosfera attorno al Lilò non è mai cambiata. Sguardi di sfida e minacce neanche troppo velate, con Cosimo e Nunzia costretti a chiamare in più occasioni le forze dell’ordine. “Non ci siamo mai sentiti al sicuro dopo quello che è successo – spiega il titolare -, non mi sento protetto da nessuno. Solo il sindaco Ricci ci ha sostenuto, moralmente e non solo. In un paio di occasioni, su nostra sollecitazione, alcune pattuglie hanno fatto un giro di perlustrazione, ma niente di più. La scorsa settimana, poi, mio figlio ha chiamato in commissariato e si è sentito dire: ‘mettetevi la vigilanza, mettetevi la guardia del corpo’. È inaccettabile”.
Cosimo ha già comunicato al sindaco Ricci la decisione di chiudere Lilò. “Ci siamo incontrati ieri mattina – racconta -. Mi ha abbracciato e ha accettato la mia scelta. Purtroppo, non può fare altro. Eravamo aperti da 7 anni. Questa attività mi ha dato da vivere. Ha consentito a me, a mia moglie e ai miei figli di andare avanti anche durante la pandemia. Meglio tagliarsi un dito adesso, però – conclude utilizzando una metafora -che un braccio più avanti. Ora vediamo che succede. L’idea è quella di andar via da questa città e di aprire una nuova norcineria altrove. Da un’altra parte. Di certo non più qui. Incrociamo le dita”.







