Centinaia di persone partecipano a Torchiarolo ai funerali dei tre ventenni morti sabato sera 3 maggio, tra le fiamme della Porsche a bordo della quale viaggiavano e che si è ribaltata a più di 250 chilometri orari, prendendo fuoco. Fuori e dento la chiesa madre del paese in provincia di Brindisi parenti e amici si stringono intorno alle bare del 22enne Luigi Perruccio e delle 21enni Sara Capilunga e Karina Ryzkhov. Il papà di Sara, all’arrivo del carro funebre, ha stretto, come in un abbraccio, la foto di sua figlia. Gli amici dei tre ragazzi hanno sventolato uno striscione con la scritta “Per sempre”. Sulla bara di Karina, una ragazza ucraina che viveva a Torchiarolo, c’è una bandiera del suo Paese. La funzione religiosa è presieduta dall’arcivescovo della diocesi di Lecce, Michele Seccia. Il sindaco ha proclamato il lutto cittadino.
Durante i funerali monsignor Seccia ha rivolto un appello, ricordando i ragazzi morti: “Oggi forse il silenzio diventa molto più eloquente. Un silenzio interrogante e responsabilizzante. Le tragedie non capitano per caso. Oggi è il giorno della speranza. Mi rivolgo soprattutto ai giovani appena patentati che si possono lanciare in imprudenze: pensate non una ma dieci, cento volte prima, per non stare a piangere dopo come oggi. Questi casi se non diventano lezioni di vita non servono a niente”. “Non posso fare da maestro – ha aggiunto – ma da padre sì. Può capitare, si dice, ma molte volte ce le cerchiamo le cose. Ci sarà bisogno di tempo perché questa ferita indimenticabile possa essere lenita. Non sono cose che si dimenticano, perché non sono esperienze che passano come tante situazioni”.
“A chi ha fatto questo, prometto che lo troverò e la pagherà. Sara ti amerò per sempre”. Sono le parole pronunciate in chiesa, prima di essere invitato dal parroco a non proseguire, dal fratello di Sara Capilunga, la 21enne vittima dell’incidente insieme a Luigi Perruccio e Karina Ryzkhov. Al termine della funzione religiosa il giovane ha preso la parola sull’altare. Ma il parroco don Antonio De Nanni lo ha interrotto sottolineando che questo “non è tempo di rabbia, è tempo solo di andare avanti e non indietro. La rabbia ci distruggerà e non viene da Dio”, ha aggiunto. “Il vescovo – ha proseguito riferendosi al vescovo di Lecce, monsignor Michele Seccia – è venuto a portarci la speranza, la medicina di cui abbiamo bisogno: Gesù”. “Custodiamo nel nostro cuore queste giornate di grazia. Mi raccomando – ha proseguito il sacerdote rivolgendosi alla piccola comunità di Torchiarolo – dobbiamo uscirne cresciuti da queste giornate. Umanamente lo so, siamo distrutti. Ma la speranza farà da collante. L’essere famiglia e comunità lo abbiamo dimostrato sempre. Mi raccomando non cadiamo proprio ora”.








