Dopo quasi quarant’anni di impegno e sacrifici, l’associazione Anpa Santeramo si trova costretta a chiudere la casa rifugio “Cuori liberi”. Una decisione dolorosa che annuncia in un post Facebook la presidente Mariella Digirolamo, ma che ritiene inevitabile, dettata dall’assenza di un supporto istituzionale concreto, il clima di ostacoli burocratici e pressioni che rendono impossibile proseguire in serenità.
“Non è stata una scelta impulsiva, né presa a cuor leggero”, spiega la presidente dell’associazione e aggiunge: “Abbiamo sempre lavorato con dignità, salvato vite e garantito il benessere agli animali accolti nel rifugio. Ma oggi, siamo costretti a fare i conti con minacce velate, ostacoli burocratici e un’assenza di regole chiare da parte delle istituzioni”. La storia di “Cuori liberi” è intrecciata con quella di chi, dal 1986, si è battuto senza riserve per salvare animali destinati all’abbandono e alla reclusione. Non si è trattato solo di un rifugio per animali randagi, ma di una vera e propria casa, dove cani e gatti, molti dei quali anziani e difficilmente adottabili, vivono liberi, protetti e curati.
Negli anni l’associazione ha portato avanti progetti con bambini e famiglie per promuovere la cultura del rispetto degli animali e ha sempre cercato soluzioni operative per affrontare il problema del randagismo. Ma la mancanza di risposte da parte delle istituzioni e la gestione superficiale delle emergenze hanno reso la situazione insostenibile. “I Comuni continuano a ignorare le leggi sulla tutela degli animali, mentre la Regione Puglia si concentra solo sulla costruzione di nuovi canili, senza affrontare il problema alla radice. Noi, che abbiamo lottato per un cambiamento concreto, ci ritroviamo ostacolati e impossibilitati a continuare la nostra opera”, denuncia Digirolamo.
L’associazione ha ottenuto la proroga di sei mesi per cercare una sistemazione ai suoi ospiti a quattro zampe, ma il grido d’aiuto lanciato dai volontari ai Comuni e alla Regione è chiaro: è tempo di applicare le leggi e fermare l’inerzia sul tema del randagismo. “Non è possibile che nel 2025 siamo ancora fermi a logiche di cattura e reclusione”, afferma Digirolamo. “Gli uffici preposti dovrebbero essere guidati da persone competenti e sensibili, invece si continua a ignorare il problema. Noi non possiamo più accettare questa situazione”.
Per loro la chiusura del rifugio non rappresenta una resa, ma un nuovo punto di partenza. “Chiudiamo un cerchio, ma continueremo a combattere per i diritti degli animali, senza compromessi” ribadisce la presidente. “Grazie a chi ci ha sempre sostenuto. Non smettete di credere che cambiare sia possibile. Perché la libertà non si spegne, si difende fino all’ultimo”.









