Sarà processato, a partire dal prossimo 4 novembre dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Bari, il 42enne Antonio Rizzi, rinviato oggi a giudizio per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, ritenuto dalla pm Carla Spagnuolo l’assassino del 63enne Francesco Dogna, l’i
nformatico barese il cui corpo senza vita fu trovato la mattina dell’8 gennaio in una pozza di sangue nella sua abitazione di Santo Spirito.
Rizzi avrebbe agito al termine di una discussione per questioni economiche, e cioè per denaro che avrebbe chiesto a Dogna senza ottenerlo. Ma le frequentazioni tra i due erano iniziate tempo fa, quando il 63enne avrebbe avuto l’aiuto di Rizzi, vicino a un clan di Japigia, per ottenere la restituzione di una quota di 10mila euro, parte di un investimento per la gestione di un b&b a Santa Fara, dalla quale Dogna si era svincolato. Ma non solo: secondo alcuni testimoni che lo avevano incontrato, Rizzi era solito frequentare l’abitazione di Santo Spirito. E ancora: in occasione del battesimo di un parente di Rizzi, Dogna avrebbe declinato il suo invito ai festeggiamenti, perché contiguo ad ambienti malavitosi. Avrebbe però acquistato un regalo per il piccolo.
L’imputato ha invece raccontato la sua versione dei fatti, che non ha trovato riscontro: ha detto alla gip Antonella Cafagna di essere andato in quell’appartamento per assumere droga con la vittima che però, è risultato dall’autopsia, non ne aveva nel sangue.