Bari, guerra di mafia a Japigia: chieste condanne fino a 20 anni. C’è anche un ex carabiniere

Condanne fino a 20 anni di reclusione sono state chieste stamattina, al termine di una requisitoria durata oltre tre ore dal pm antimafia Fabio Buquicchio nel processo con il rito abbreviato a 26 dei 34 imputati coinvolti nella maxinchiesta Codice Interno, conclusasi con gli arresti di febbraio 2024. Si tratta di un terzo filone delle indagini, che nel 2024 svelarono un fitto intreccio fra mafia e politica, accendendo un faro sulle comunali del 2020 a Bari.

L’ultima tranche, la cui chiusura è stata notificata a luglio scorso dai pm antimafia Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, riguarda i fatti avvenuti nel 2017 al quartiere Japigia, dopo che la scissione del clan Palermiti provocò omicidi e altri fatti di sangue. Ma non solo: tra i reati contestati, anche l’occupazione abusiva di un immobile di Arca Puglia in via Caldarola, nel quale si era stabilita fino a qualche mese fa, quando è stato sgomberato, la nipote del boss del quartiere. E ancora, episodi di partite truccate nel Barese, grazie all’interessamento e alle pressioni esercitate dai clan mafiosi.

La richiesta di condanna più elevata è quella per Antonio Busco, descritto in aula dal pm Buquicchio come un vero e proprio boss, ritenuto affidabile dai capiclan di Japigia, fino alla data in cui, nel 2017 tentò la scalata al potere, e dando il via ai fatti di sangue nel quartiere. La condanna a 8 anni è stata chiesta per un ex carabiniere, Francesco Vito Piccirillo, accusato di aver agevolato i clan mafiosi riferendo loro di indagini e blitz imminenti. Per il figlio del capoclan Eugenio, Gianni Palermiti, Buquicchio ha chiesto 18 anni, 15 e mezzo per il fratello di Savino Parisi, Radames, 4 per suo figlio, il cantante neomelodico Tommy.  Nel procedimento sono costituiti parte civile Comune di Bari, Regione Puglia, Figc e Arca Puglia. Si torna in aula il 6 febbraio per le difese degli imputati.

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