Le indagini sono partite da un furto consumato a Giovinazzo nel novembre 2021: furono sottratti orologi e preziosi per un valore di oltre 350mila euro. In un secondo momento, la Sezione di Polizia giudiziaria dei carabinieri di Bari aveva rinvenuto parte della refurtiva esposta per la vendita a una nota fiera internazionale, e sviluppando i controlli anche all’estero era stata acccertata l’esistenza di una rete di ricettazione e riciclaggio. Rete della quale un soggetto residente nella provincia di Bari era lo snodo di raccordo fra venditori compiacenti e ladri. Nella giornata del 30 ottobre, quindi, i carabinieri del Comando provinciale di Bari hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro anticipato di beni finalizzato alla confisca, emesso dalla Sezione III – Misure di prevenzione del Tribunale di Bari su proposta della locale Procura, nei confronti di un uomo residente nel Barese.
Già le prime indagini erano sfociate in una misura cautelare custodiale e in una condanna di primo grado dell’interessato per ricettazione e commercio di orologi di lusso contraffatti. Ora gli approfondimenti economico-finanziari condotti dai carabinieri hanno evidenziato una marcata e ingiustificata sproporzione fra il patrimonio accumulato negli ultimi dieci anni, il tenore di vita e le esigue entrate lecite dichiarate dal nucleo familiare dell’uomo, e quindi il sequestro ha interessato beni per un valore complessivo di oltre un milione di euro, formalmente intestati all’uomo e ai congiunti.
Si tratta di una villa con corte pertinenziale, giardino esclusivo, autorimessa e piscina, e sono sequestrati anche arredi, impianti tecnologici e beni di valore rinvenuti all’interno; la totalità delle quote del capitale sociale di una società a responsabilità limitata semplificata attiva nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di orologi, gioielli e oggetti preziosi; l’intero compendio aziendale della stessa impresa, inclusi magazzino merci, arredi, attrezzature, veicoli aziendali, disponibilità finanziarie e conti correnti bancari e postali. I cespiti sono stati affidati alla gestione di un amministratore giudiziario nominato dal tribunale, con divieto d’uso per il proposto e gli intestatari.







