Sono state 75 le persone raggiunte da provvedimenti di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione denominata “Levante”, portata a termine in questa settimana dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha mobilitato 500 uomini, grazie al coordinamento dei pubblici ministeri Bruna Manganelli e Fabio Buquicchio, con il procuratore Roberto Rossi e l’aggiunto Francesco Giannella.
Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori il presunto riciclaggio di danaro derivante da attività illecite di evasione fiscale e frodi sulle forniture di carburante, in cui sono rimasti coinvolti anche insospettabili.
Mercoledì scorso, 16 febbraio, a poche ore dall’esecuzione dei provvedimenti (14 persone sono finite in carcere e 45 sono attualmente al regime degli arresti domiciliari) i primi imputati sono stati ascoltati dal Giudice per le Indagini Preliminari.
Tra questi anche Emanuele Sicolo, in passato già noto alle forze dell’ordine ed arrestato per riciclaggio, da più parti ritenuto vicino al clan Parisi del quartiere Japigia di Bari, e che secondo gli inquirenti sarebbe il «capo e l’organizzatore dell’associazione per delinquere», nonché «il consigliere e l’uomo di fiducia» di Francesco Giordano. Sicolo, difeso dall’avvocato Damiano Somma, avrebbe risposto senza alcun problema alle domande. Altri soggetti coinvolti nell’articolata inchiesta hanno invece scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Inchiesta nient’affatto chiusa, secondo alcune fonti investigative, e che nei prossimi giorni potrebbe ulteriormente allagarsi anche ad altri nomi di insospettabili, oltre ai tre avvocati, ad un commercialista e ad un colonnello della Guardia di Finanza in servizio presso il Comando Generale delle Fiamme Gialle di Roma, attualmente tutti ai domiciliari.








