Sono ore d’angoscia e d’attesa a Molfetta, città che ha una lunga tradizione marinara e che vive un’attesa mista a tristezza per le sorti del 59enne Mauro Mongelli e di Sergio Bufo (leggi qui). Si tratta dei due marittimi dispersi nel naufragio del rimorchiatore “Franco P”, avvenuto nella tarda serata di mercoledì 18 maggio di fronte alle coste baresi, sul limitare delle acque italiane, al confine con quelle internazionali (leggi qui).
C’è uno stretto riserbo sulle ricerche e sulla sorte dei due marinai che mancano all’appello (leggi qui) ed a Molfetta la comunità che vive sul mare e di mare si è stretta attorno alla famiglia ed agli amici dei due naufraghi.
In particolare Mauro Mongelli aveva in programma di scendere a terra, dopo settimane di lavoro, come è consuetudine in questo mestiere massacrante, il prossimo 3 giugno. A breve, secondo fonti vicine alla famiglia, ci sarebbero state le nozze della figlia.
“Un carattere volitivo ma al contempo capace di fare squadra”, così lo descrive chi lo ha conosciuto, sin dai tempi del diploma a Bari all’Istituto Nautico “Caracciolo” di Bari, dove si sono formate generazioni di marinai e addetti che del mare hanno fatto la loro vita. Non c’è affatto voglia di parlare e quando abbiamo avvicinato qualcuno delle persone amiche, non è stato affatto semplice, più che comprensibilmente, strappare qualche risposta.
Vita di sacrifici, di giornate e settimane intere lontani dalla famiglia, ma spesso, come nel caso dell’equipaggio del “Franco P”, vita al servizio degli altri che si trovavano in difficoltà.
Ancora più stretto il riserbo delle autorità su Sergio Bufo, 60 anni, uomo dedito completamente al lavoro, nativo di Terlizzi, come molti suoi concittadini.
Il mare, ragione di vita, ma elemento da “rispettare sempre, perché si potrebbe non fare più ritorno a casa”, come ci hanno ripetuto quasi come una preghiera laica i (pochi) marittimi che ci hanno voluto parlare. Oggi a Molfetta lo osservano quel mare, più placido delle scorse ore, e scrutano un orizzonte che si augurano possa portare buone nuove, il pensiero fisso rivolto ai colleghi ed agli amici Mauro e Sergio.
LE DICHIARAZIONI DEL SINDACO MINERVINI
Sulla triste vicenda del rimorchiatore “Franco P” si è espresso poco fa anche il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini: “Non è la prima volta – ha detto – che la nostra comunità vive una tragedia come questa. Viviamo questo momento con tristezza, ma grande speranza perché i due nostri concittadini sono dispersi, non morti”. Minervini ha quindi spiegato che “al dolore e alla speranza si aggiunge oggi la rabbia, il rammarico, perché non è possibile che si pone attenzione alle marinerie sono quando ci sono i morti. Abbiamo più volte proposto a Città metropolitana e Regione una scuola di specializzazione per fare prevenzione e formazione nel nostro istituto nautico, per avviare i giovani a questa attività ma in sicurezza”. “In questo momento – ha ricordato il primo cittadino molfettese – i nostri marittimi hanno anche problemi che hanno a che fare con il caro gasolio e temo che, non dico che è questo il caso, per rendere l’attività ancora conveniente ci sia il rischio che si trascuri la sicurezza. Per questo torniamo a chiedere attenzione delle istituzioni alle comunità marinare, non solo quando accadono tragedie”. Nel frattempo, questa sera, in piazza Paradiso a Molfetta, “commemoreremo in forma pubblica i nostri lavoratori del mare, mobilitando tutta la nostra comunità – ha concluso Minervini – per esprimere il nostro dolore, ma soprattutto per alimentare la speranza”.








