Il pretesto per attaccar briga è sempre lo stesso: “Ma cosa guardi?”. Frase di rito che, ormai puntualmente, anticipa l’arrivo dei guai. Altro episodio di violenza giovanile, sabato 22 ottobre, a Molfetta. L’ennesimo, nelle ultime settimane. Un gruppetto di adolescenti si era riunito nei pressi di piazza Giovene per trascorrere qualche ora in allegria. Ma i quattro non avevano fatto i conti con il branco che si è avvicinato con fare minaccioso ed ha iniziato, senza alcuna motivazione, a cercare il pretesto per aggredire uno di loro.
“Ma cosa guardi?” è stata la frase pronunciata all’indirizzo di un 17enne e il prologo della violenza: un pugno sferrato in pieno volto a un suo amico, appena maggiorenne, che ha tentato di impedire il pestaggio. Il 18enne è stato oggetto di una furia cieca, con il carnefice che, secondo le testimonianze, si sarebbe accanito sulla vittima anche quando questa era a terra. All’origine dell’insensata aggressione solo la volontà di affermare il proprio “potere” sulla zona. Un fare criminale che prende spunto sempre più spesso da serie televisive ed esempi che arrivano dalla rete. Sulla vicenda indagano i Carabinieri. I militari sarebbero già sulle tracce dei responsabili.
Il 18enne picchiato è stato accompagnato dai genitori all’ospedale ‘Monsignor Bello’ di Molfetta, dove gli è stata riscontrata la frattura della mandibola. Il ragazzo è stato quindi trasportato al Policlinico di Bari, dove questa mattina, lunedì 24 ottobre, ha subito un intervento di chirurgia maxillo-facciale per la riduzione del trauma. “Nessuno si espone – è stato lo sfogo della madre -, forse per paura di ritorsioni, ma se tutti ragionassimo così diventeremmo tutti loro bersagli vulnerabili”.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Molfetta, Tommaso Minervini, sotto tiro da parte dei detrattori dopo l’ennesimo episodio di violenza giovanile in città nelle ultime settimane. “Sono da sempre convinto – è il messaggio che arriva dal primo cittadino molfettese – che il compito delle Istituzioni, e più in generale delle agenzie educative, sia quello di comprendere il disagio profondo che si nasconde nei minori che si rendono protagonisti di episodi di violenza. Ma, a volte, è davvero difficile perfino provare a capire. È evidente che c’è chi, giovanissimo, sceglie di esprimersi attraverso la violenza. Un fenomeno che sta diventando sempre più cruento in tante città. Ma a cui Molfetta deve rispondere coralmente”.
“Certo – continua Minervini – ci vogliono le telecamere, ci vogliono maggiori controlli e una maggiore presenza di forze dell’ordine sul territorio, ma si tratta anche di educazione, che non c’è, di collaborazione delle famiglie e degli stessi giovani. Ai protagonisti di questo episodio gravissimo, doloroso, un vero pestaggio, dico che devono provare vergogna. Ma mi rivolgo anche ai loro genitori. Cari signori, se sapessi che mio figlio è stato capace di compiere un atto simile io, che sono padre e nonno, non esiterei ad accompagnarlo in caserma, ad intervenire prima che diventi troppo tardi, prima che si intraprenda una strada di non ritorno”.
“Questa non è Molfetta. Non è la città accogliente che conosciamo. Non è quella che, tutti insieme, stiamo provando a costruire. Comprendo l’angoscia delle famiglie, di tutti quei genitori che hanno figli giovani, minorenni, che escono la sera, vivono la loro età. Esprimo piena solidarietà ai familiari del giovane aggredito sabato scorso e pure ai genitori del 15enne aggredito martedì scorso. Sono pronto ad incontrarli e a manifestare loro, di persona, la mia vicinanza – conclude il sindaco -. So che i carabinieri stanno compiendo proficuamente il loro dovere per fare piena luce sui fatti, affinché i responsabili siano rapidamente individuati e severamente puniti”.








