Potenzialmente ci sono milioni di “ambasciatori” della Puglia nel mondo: sono i nostri emigranti e i loro discendenti, nonché i nuovi emigrati. Rappresentano un importante segmento turistico, in termini potenziali ma anche reali, sia perché piuttosto consistente dal punto di vista quantitativo, e sia perché disponibile a viaggiare verso la terra delle origini e interessato a farlo.
È questo il focus dello studio «Dai flussi migratori ai flussi turistici: il turismo delle radici in Puglia» presentato nello stand Puglia della BIT a Milano. È stato commissionato da Pugliapromozione e realizzato da un gruppo di ricerca composto da Vito Roberto Santamato, Nicolaia Iaffaldano e Francesco Domenico d’Ovidio dell’Università “Aldo Moro” di Bari, da Sonia Ferrari dell’Università della Calabria e da Ettore Ruggiero (consulente presso Tecnopolis Novus Ortus, Valenzano e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Bari), e con la collaborazione di Tiziana Nicotera consulente di marketing del turismo e “cultore della materia” presso l’Università degli Studi della Calabria.
L’attaccamento emotivo alla regione e la distanza del proprio luogo attuale di residenza si riflettono nei risultati relativi al desiderio di tornare in Puglia nel prossimo quinquennio. Mentre una percentuale molto elevata di chi vive in Italia e nel resto d’Europa dichiara che certamente tornerà (rispettivamente l’86,2% e l’88,6%), quelli che certamente torneranno da altri continenti sono un numero più ristretto di persone (32,7%). Coloro che non pensano di tornare sono pochissimi, seppure la percentuale sia maggiore fra i residenti al di fuori dall’Europa (Italia 1,7%, resto d’Europa 0, altri 4,1).







