Storica firma del giornalismo pugliese, già direttore della Gazzetta del Mezzogiorno e attuale editorialista de La Repubblica, Giuseppe De Tomaso, barese di nascita, classe 1956, scende nell’agone politico, questa volta non da cronista ma da candidato sindaco di Turi, comune dove vive da anni. A coagularsi intorno al suo nome le attuali forze di opposizione alla sindaca uscente Tina Resta che confluiranno in una lista civica a trazione Partito Democratico e Forza Italia. L’ufficializzazione della sua “discesa in campo” è fissata per sabato sera alle 20 nel comitato elettorale in via Magg. Orlandi, 38. Lo abbiamo sentito in anteprima per farci raccontare la sua scelta.
Direttore, che cosa spinge un giornalista di lungo corso a candidarsi sindaco, soprattutto in questo frangente particolarmente complicato per i sindaci e per la politica in genere?
“Bella domanda! Vivo a Turi, sono proprio affezionato al mio paese e mi è sembrato di poter passare dal ruolo dello spettatore, del raccontatore e del giornalista, del cronista di fronte ad una richiesta che mi è stata avanzata da più parti nel paese e anche da questi movimenti civici e dalle forze politiche che mi sostengono, c’è stato questo invito molto pressante perché io potessi candidarmi. Non è stata una decisione semplice, dopo però averla adottata sono impegnato con grande forza e passione, mi sto dedicando a questa campagna elettorale con tutto l’impegno che questa sfida richiede. C’è anche il desiderio di voler trasferire conoscenze, studi, apprendimenti che una professione come quella giornalistica ha fornito a chi ha cercato di farla con grande scrupolo: un arricchimento dal punto di vista etico, culturale, amministrativo che potrebbe essere utile nell’impegno di un’amministrazione, qualora dovessi vincere le elezioni”.
Che ricezione ha avuto la sua candidatura in città?
“Mi dicono positiva, a me capita di ricevere incoraggiamenti, apprezzamenti anche da persone che finora conoscevo in maniera molto sommaria. Posso ritenermi più che soddisfatto dell’accoglienza che ho ricevuto”.
Qual è la sua visione per Turi?
“La politica è amministrazione, risoluzione dei problemi concreti che riguardano i cittadini, problemi che spesso sono di portata straordinaria, che vanno al di là delle singole forze che può mettere in campo un’amministrazione comunale, ma sono anche problemi di tipo ordinario, quindi la manutenzione per esempio. Ma non basta. È necessario avere una visione di cosa si vuole fare, è necessario ascoltare e che ci sia più partecipazione, perché la disaffezione politica è un fenomeno grave e sempre più preoccupante perché significa scollamento della democrazia. Una democrazia in cui più di una persona su due rinuncia al suo diritto-dovere di votare è una democrazia monca, claudicante, sofferente ed esiste però la possibilità di invertire questa tendenza solo coinvolgendo i cittadini, favorendo la partecipazione: se le elezioni dovessero andare bene, voglio che, a cominciare dal bilancio e per tutti i problemi, i cittadini debbano essere coinvolti nelle decisioni, altrimenti la cesura tra amministrati e amministratori diventerà una lacerazione non più ricomponibile”.
Lei ha parlato di metodo, ma quali sono le linee di impegno per questa sua visione per Turi?
“Dare la possibilità innanzitutto a chi vuole investire a Turi di trovare le occasioni giuste per farlo. Turi è in una condizione di profonda sofferenza per quanto riguarda la disponibilità e l’utilizzabilità di aree produttive. Il che significa fermare gli investimenti. Ma non basta. Anche qualora ci fossero aree attrezzate e giuridicamente utilizzabili, non sarebbe possibile ritenersi soddisfatti perché manca un progetto di vita per un eventuale investitore: i servizi vanno rafforzati, bisogna creare tutto quello che può rappresentare un sostegno alla vivibilità del paese. Un paese senza servizi e senza ordinarietà efficiente non è attrattivo. Questo comporta anche la rivalutazione del prezzo delle case che a Turi è precipitato, perché coloro che vanno via sono più numerosi di chi vuole abitarci. Il prezzo è l’indicatore più infallibile: a Turi esiste una criticità che si esprime nel prezzo delle abitazioni e anche nel calo del valore dei terreni, che in un paese agricolo è molto grave. Questo significa che metà della popolazione viene espropriata: se il prezzo di una casa viene dimezzato nel giro di 5 anni, il proprietario ha avuto una sorta di confisca indiretta, perché se vuole vendere, vende a metà prezzo. In questi ultimi 5 anni, sotto questi aspetti, si poteva fare molto di più – di qui il riferimento all’amministrazione uscente, ndr – la questione non è solo il patrimonio pubblico da tutelare, ma anche il patrimonio delle singole famiglie che andava indirettamente tutelato con una politica più attiva, attenta, efficace dal punto di vista dell’attrazione degli investimenti”.








