C’era una volta un portiere: Giovanni Caffaro. Il portiere del memorabile ‘Bari dei baresi’, non c’è più: il 20 marzo 2024 una brutta malattia, purtroppo, lo ha portato via per sempre all’età di 64 anni, ma niente potrà mai cancellare tutto quello che di buono ha fatto nella sua vita. Resterà per sempre nella storia del Bari dei baresi, nel ricordo dei tifosi e di quell’infinità di ragazzi che sono passati nella sua scuola calcio. Nato a Bari il 29 febbraio 1960, è cresciuto nella Primavera biancorossa di Catuzzi, con un ruolo importante e di responsabilità. Ha difeso egregiamente la porta biancorossa nella straripante Primavera che vinse la Coppa Italia nel 1981, esordendo, poi, in prima squadra al 25′ di Catania-Bari (5ª giornata della serie B 1981-82), sostituendo Angelo Venturelli che aveva subito un infortunio in campo. L’indisponibilità di Venturelli gli ha permesso di giocare le successive due gare perse in casa contro Pistoiese e Reggiana: nella splendida stagione 1981-82, dunque, è stato il portiere di riserva di Fantini, disputando 4 partite. Nel campionato successivo, quello dell’esonero di Catuzzi e l’arrivo di Radice, ha collezionato 13 presenze in campionato e qualche gettone in Coppa Italia, tra cui delle buone prestazioni nei match degli ottavi di finale contro la Juventus di Zoff e Platini.
Riserva anche di Paolo Conti, ha vinto il girone B del campionato di serie C/1 1983-84 con Bolchi, con una presenza in campo, prima di essere ceduto al Barletta. Ha giocato la sua ultima stagione nel Monopoli, prima di appendere i guanti al chiodo e dedicarsi al ruolo di preparatore dei portieri e, contemporaneamente, a quello che aveva da sempre desiderato: creare una grande scuola calcio. Ed è stato il primo in città, nel 1986, a mettere su una grande scuola calcio, in cui esercitava anche il ruolo di allenatore: il “Club Paradiso”, poi divenuto “Green Park”, è stato per 32 anni, con a capo Caffaro, un punto di riferimento per la formazione dei giovani calciatori e per tutti gli sportivi che con gli amici organizzavano le famose partite di calcetto. Ha allenato anche le giovanili del Bari ed è stato preparatore dei portieri della Primavera biancorossa. Ha dedicato la sua vita ai giovani calciatori: una passione per il calcio talmente forte che lo ha spinto, nonostante i problemi di salute che lo affliggevano da tempo, a continuare a lavorare sul campo come responsabile dell’area tecnica della New Football Academy Bari, fino a pochi mesi fa.
Commosso, a Telebari, il ricordo dei suoi ex compagni di squadra del ‘Bari dei baresi’: la nostra rubrica del giovedì non poteva oggi che essere dedicata a lui. “Per me un caro amico – dice, emozionato, Gigi Nicassio –, bravo e sincero. Aveva qualcosa di diverso da tutti noi. Era, forse, l’unico del nostro gruppo che si preoccupava di tutto. Fu l’artefice della prima scuola calcio a Bari. Il suo cruccio era quello di creare una grossa scuola con tutti noi ex giocatori baresi. Era speciale. L’ho visto per l’ultima volta qualche settimana fa, ho pianto molto”.
Commosso il ricordo di Gigi De Rosa: “Sono molto triste – dice l’ex ala biancorossa –, Gianni era un mio amicone, e con lui se ne va un pezzo della nostra vita. Abbiamo giocato insieme per tre anni in Primavera e altri tre in prima squadra. Era molto simpatico, sono tanti gli episodi divertenti. Ricordo quando parò di tutto contro la Juventus in Coppa Italia, e il giorno dopo su un giornale nazionale c’era scritto che era nato un altro Tancredi. In campo, contro la Juventus, c’erano campioni come Platini e Boniek, e Gianni li incitava a tirare in porta dicendogli, in dialetto barese, che avrebbe parato qualsiasi cosa”. Molto significative le parole di Valerio Majo: “Aveva un cuore grande – dichiara l’ex regista biancorosso –, sono molto dispiaciuto. Parlava poco ma quando lo faceva era diretto, non diceva fesserie. Simpaticamente, poteva fare il comico perché con una sua battuta non si sbagliava mai. Ci teneva sempre coi piedi per terra. Anche se faceva la riserva, non ha mai creato problemi. Ricordo che vincemmo a Perugia una partita importante per la salvezza e nello spogliatoio ci disse di avere rispetto della squadra avversaria e di non esultare troppo. Questo era Giovanni”.
Bruno Fantini, portiere titolare di quel Bari, dice: “Una persona buona, squisita, educata, molto intraprendente. Era molto taciturno ma faceva il suo ed era sempre a disposizione. Quando era chiamato in causa, faceva sempre la sua parte. Avevamo un ottimo rapporto, ricordo che scherzava con me sul fatto che fossi vegetariano. Eravamo compagni di ruolo, ma non ho mai vissuto l’antagonismo con lui. Lo ricordo molto volentieri, mi è dispiaciuto molto”. Giorgio De Trizio racconta: “Era un fratello per noi, una persona dall’animo buono, simpatica, affabile. Siamo cresciuti insieme ed eravamo amici già prima di entrare nel Bari perché era amico di mio fratello. In quegli anni, ci chiedeva sempre di acquistare insieme un terreno per fare dei campi da calcetto, e noi pensavamo che fosse matto (sorride, n.d.r.) perché all’epoca non ne esistevano. Il 29 febbraio siamo andati al Policlinico per il suo compleanno, abbiamo festeggiato con la torta insieme ai medici. Ci ha sorriso in un modo particolare, come per l’ultima volta. Ci ha abbracciato e ci stringeva la mano. Un episodio divertente? Gli facemmo un gavettone con otto bustoni d’acqua in testa”.
Struggenti le parole di Giovanni Loseto: “Siamo cresciuti calcisticamente insieme – dice l’ex difensore biancorosso –. In albergo, nelle gare in casa, dormivo con lui e De Trizio. Pensava in grande, già nell’81 parlava delle scuole calcio. In una partita importante di Coppa Italia doveva giocare titolare e nello spogliatoio dava i pugni alle piastrelle sui muri del bagno, per caricarci. Vidi il Gianni forte e il Gianni debole, forte in campo ma molto emozionato. Andai a trovarlo il mese scorso, in ospedale, per il suo compleanno. Si commosse e disse che per la sua morte avrebbe voluto addosso una tuta e le scarpe da ginnastica, e io gli dissi di non dire queste cose. Disse che aveva passato il compleanno più bello della sua vita. Sono molto addolorato”. Non riesce a trovare le parole, Michele Armenise: “Gli volevo bene – racconta l’ex terzino –, e gli vorrò sempre un bene immenso. È scomparso un pezzo della mia gioventù calcistica. Ricordo un episodio simpatico in una partita con la Primavera, quando nello spogliatoio ci disse che avrebbe messo la saracinesca alla porta. Era un bel portiere che si faceva sentire. Nel suo ambito da allenatore giovanile era un grosso intenditore, capiva subito se il ragazzino avesse la stoffa. Non potrò mai dimenticarlo”.








