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Home » Sport » ‘C’era una volta il Bari dei baresi’, Onofrio Loseto ‘Blue Jeans’: “In campo eravamo fratelli. E con Giovanni ci aiutavamo”

‘C’era una volta il Bari dei baresi’, Onofrio Loseto ‘Blue Jeans’: “In campo eravamo fratelli. E con Giovanni ci aiutavamo”

diVincenzo De Rosa
2 Maggio 2024
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© Riproduzione riservata

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Siamo giunti al tredicesimo appuntamento della rubrica “C’era una volta il Bari dei baresi”, che questa volta ha raccolto le dichiarazioni di un barese nato e cresciuto nella città vecchia e che ha vinto la Coppa Italia Primavera con Catuzzi nel 1981: Onofrio Loseto. Mediano grintoso schierato davanti alla difesa, abile nello spezzare il gioco avversario, ha militato nel Bari sino al 1985, sfiorando la serie A con Catuzzi nella spettacolare annata 1981-82 (22 presenze) e ottenendo la scalata dalla C alla B con il Bari di Bolchi. Nato in una famiglia di calciatori, è fratello di Pasquale (129 presenze nel Bari dal 1964 al 1973 ed ex allenatore delle giovanili biancorosse per quattordici anni, n.d.r.) e Giovanni (con 318 presenze dal 1982 al 1993 è il secondo giocatore per numero di presenze nella storia del Bari, n.d.r.). Con la maglia dei galletti ha collezionato 73 presenze in campionato e un gol. Ha vestito anche le maglie di Squinzano, Pescara, Cremonese, Catanzaro ed Empoli. Oggi, 64enne, vive a Bari e ha chiuso da tempo col calcio, ma continua ad allenarsi regolarmente.

Il Bari dei baresi è stato qualcosa di straordinario, di magico, che resterà per sempre stampato nella mente e nel cuore dei tifosi. Ancora oggi, è ricordato come il Bari più affascinante della storia.

Allora Onofrio… cosa ti viene in mente se pensi al Bari dei Baresi?

“Siamo stati la squadra più forte che il Bari abbia mia avuto. Non ce n’è per nessuno. Noi del Bari di Catuzzi eravamo l’unica squadra che giocava a zona a inizio anni ’80. Non c’era nessuna squadra che giocava come noi”.

Qual è stata la vera forza di quel Bari?

“Ti dico che eravamo sette baresi titolari che amavano e onoravano la nostra maglia. Noi quando indossavano la maglia del Bari avevamo davvero i brividi e facevamo venire i brividi alla gente che ci seguiva”.

A che età sei entrato nel Bari?

“Sono entrato all’età di dieci anni, facendo tutta la trafila nelle giovanili fino alla Primavera. Poi sono andato un anno allo Squinzano in prestito e poi, ritornato, ho avuto la fortuna di giocare con Catuzzi in Serie B”.

Sei stato un elemento della Primavera vincitrice della Coppa Italia Primavera. Cosa ricordi di quella squadra Primavera?

“Ricordo che abbiamo stravinto contro un Milan fatto di grandi calciatori come Evani, Icardi e altri. Ricordo tuo padre (Gigi De Rosa, n.d.r.) che era molto astuto in campo, e poi c’era Pino Giusto con me a centrocampo e giocavamo davvero alla grande”.

Raccontami un aneddoto…

“Eravamo tutti fratelli e di scherzi ce ne sono stati veramente tantissimi. Quando a Bari arrivò Antonio Acerbis dal Monza e ci sentì parlare in dialetto ci disse ‘oh, ma io sono in Africa o in Italia?! (sorride, n.d.r.)'”.

Ti hanno mai fatto qualche scherzo?

“Moltissimi, ma sono passati tanti anni e non ricordo nei dettagli. Gigi De Rosa, per esempio, me ne ha fatti tanti. Ma anche io non scherzavo mica. Ne facevo parecchi”.

Raccontamene uno…

“Una volta feci uno scherzo al mister Bruno Bolchi: eravamo in albergo e alle tre di notte lo chiamai al telefono mentre dormiva nella sua camera. Lui uscì dalla stanza e nel corridoio dell’albergo si arrabbiò moltissimo, ma non conobbe mai il responsabile di quello scherzo. Ma anche al mister Biagio Catalano (vice allenatore del Bari di Catuzzi e Bolchi, n.d.r.) ne feci tanti, e una volta si arrabbiò davvero di brutto”.

Hai avuto un soprannome nel Bari?

“Sì, ‘Blue jeans’ perché mia madre quando ero ragazzino mi faceva indossare sempre i jeans”.

Ricordi il giorno del tuo esordio con la maglia del Bari? Come ti sentivi?

“Il mio esordio da titolare fu nella stagione 1981-82 nel 5-0 contro la Cavese, e da quel giorno non mi fermai più. Mi sentivo molto bene, come se dovessi giocare una partita della Primavera. Nel riscaldamento scaricai tutta la tensione e in campo pensavo solo a giocare. Ma noi in squadra eravamo tutti così, andavamo in campo e non guardavamo in faccia a nessuno. La tranquillità ce la dava anche Catuzzi”.

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Che rapporto avevi con il mister Catuzzi?

“Buono, anche se ogni tanto si arrabbiava, perché lui ci ha praticamente cresciuto. Non era cattivo, ma quando le cose non andavano bene, se la prendeva con noi. A Bari non ebbi problemi, mentre a Pescara ho avuto qualche problema con lui”.

Subito dopo la promozione in A col Bari nel 1985, sei stato ceduto al Pescara di Catuzzi e degli ex Bari…

“A Pescara mi sono davvero divertito. Sono stato tre anni e mi hanno dato la possibilità di giocare in serie A, quella possibilità che non mi hanno dato a Bari”.

Eppure, dopo Catuzzi, con Bolchi sei stato due anni conditi da due promozioni dalla C alla A…

“Fu proprio Bolchi a non darmi la possibilità di giocare in serie A nella mia città, e fu lui a dire che me ne dovevo andare. Gli feci i complimenti e gli dissi che era l’allenatore più scarso che avessi mai avuto”.

Nel Bari hai giocato con tuo fratello Giovanni. Com’è avere un fratello in squadra?

“Io e Giovanni abbiamo giocato quattro anni insieme. Ci aiutavamo, poi stavano sempre insieme. Ci si aiutava in campo: lui chiamava me, e io chiamavo lui”.

Hai segnato un unico gol nei tuoi campionati a Bari…

“Un gol in campionato contro il Perugia. Ma ricordo con molto piacere il gol che feci in Coppa Italia, nell’anno in cui disputavamo la serie C, in un derby contro il Foggia”.

Descrivi il calciatore Onofrio Loseto…

“All’epoca giocavo davanti alla difesa. Adesso lo chiamano il centrocampista basso, prima si diceva mediano metodista. Ero aggressivo e sapevo giocare a pallone; mi rivedo molto in Modrić del Real Madrid. Usavo solo il destro, mentre il sinistro lo impiegavo solo per camminare”.

Chi è stato il tuo idolo calcistico da ragazzino?

“Io sono degli anni ’60 e il mio idolo era Mazzola”.

Hai qualche rimpianto?

“Nei primi due anni giocavo benissimo con Catuzzi, poi in C arrivò Bolchi e non mi faceva giocare, preferendo Guastella al mio posto. Preciso che non ho nulla contro Salvatore Guastella che è un amico. Ma Bolchi mi ha distrutto per due anni”.

Il tuo ricordo più bello con la maglia del Bari?

“I più belli sono stati gli anni passati con Catuzzi, soprattutto la serie A sfiorata nel mio primo anno da titolare. Con Bolchi ho vinto e abbiamo raggiunto la promozione in A, ma non ero felice perché giocavo poco”.

Quello più brutto con il Bari?

“La retrocessione in serie C”.

Chi è stato l’allenatore più importante della tua carriera?

“Catuzzi mi ha fatto diventare giocatore, ma chi mi ha fatto diventare più maturo e mi ha fatto giocare in serie A è stato Galeone nel Pescara”.

Segui il Bari?

“No, non lo seguo perché non mi piacciono i dirigenti. Vedo tanta arroganza. Il presidente deve capire che a Bari c’è gente che ha fatto la storia e ha dato l’anima e che la città di Bari non merita tutto quello che sta succedendo”.

Pensi che il Bari riuscirà quest’anno a raggiungere la permanenza in B?

“In questo momento così negativo, cosa potrei pensare? Mi auguro che si salvi, perché se si retrocede in serie C risalire non è assolutamente semplice. Ma ripeto, Bari non merita questo”.

Cosa fai oggi?

“Mi diverto ad allenare le signore. Faccio il personal trainer all’aperto, vicino al mare”.

Il Bari dei baresi è irripetibile?

“Irripetibile. Il nostro Bari era tutto fatto di gente che aveva fame. Invece, questi ragazzini di oggi appena firmano un buon contratto, non gli interessa più nulla della maglia. Noi il contratto dovevamo guadagnarcelo anno per anno”.

 

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