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Home » Sport » ‘C’era una volta il Bari dei baresi’, Angelo Frappampina: “Mi comprarono al costo di un cartellino. Poi venduto a 800 milioni di lire”

‘C’era una volta il Bari dei baresi’, Angelo Frappampina: “Mi comprarono al costo di un cartellino. Poi venduto a 800 milioni di lire”

diVincenzo De Rosa
30 Maggio 2024
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© Riproduzione riservata

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La rubrica sul Bari dei baresi, per il suo diciassettesimo appuntamento, si concentra sul barese più adulto di quella squadra: Angelo Frappampina. Classe 1956, nato e cresciuto nel borgo antico barese, è stato il capitano del Bari di Catuzzi e il terzino destro dello spregiudicato 4-3-3 del tecnico pioniere della zona totale. Ricordato per le sue continue discese sulla fascia destra, unendosi spesso all’azione offensiva, ha militato con i biancorossi dal 1974 al 1982. Nella splendida stagione 1981-82 ha timbrato 27 presenze e un gol nel 5-0 contro la Cavese. Con i “galletti” ha collezionato complessivamente 193 presenze in campionato e sei reti. Successivamente ha vestito le maglie di Bologna, Napoli (realizza contro l’Udinese una rete decisiva per la salvezza in serie A), Taranto e Altamura. Ha militato nella Nazionale di serie C e nel 1977 ha vinto il Guerin di bronzo come miglior calciatore della serie C. Appese le scarpe al chiodo, negli anni ha aperto una scuola calcio a Palese. Oggi, 68enne, si dedica alla famiglia.

Il Bari dei baresi è stato qualcosa di straordinario, di magico, che resterà per sempre stampato nella mente e nel cuore dei tifosi. Ancora oggi, è ricordato come il Bari più affascinante della storia.

Allora Angelo… cosa ti viene in mente se ti dico “Bari dei baresi”?

“Mi viene in mente un gruppo unito, coeso, compatto, che parlava il dialetto e si aiutava in campo. Un gruppo eccezionale sotto tutti gli aspetti sia calcistici che umani”.

Dimmi degli aggettivi per descrivere quel Bari…

“Eccezionale perché nessuno faceva la zona come noi. Noi con Catuzzi siamo stati in primi a fare la zona. Sacchi è venuto dopo. Facevamo un calcio all’avanguardia quando le altre squadre giocavano tutte a uomo. Ti racconto un episodio: mentre giocavamo contro la Lazio di Castagner, a un certo punto il centrocampista laziale Viola e l’attaccante Fiorini si avvicinarono al loro allenatore e gli dissero ‘mister ma questi quanti sono? Sono più di undici, li ha contati?’. Io giocavo sulla fascia ed ero vicino alla panchina; vidi tutta la scena e scoppiai a ridere (ride, n.d.r.). Questo episodio mi è rimasto impresso”.

Cosa è mancato per la serie A?

“Noi e la società ci siamo accontentati di quello che stavamo facendo. Se la società ci avesse dato più responsabilità, con un po’ più di cattiveria da parte nostra, potevamo andare in A. E poi c’è stato un episodio: quando andai nel Napoli, incontrai Gianni De Rosa che mi disse che quell’anno stava per venire a Bari, ma poi non se ne fece nulla e il Bari a novembre prese Bresciani dal Lecce. Secondo me, se fosse arrivato lui, insieme a Iorio avrebbe fatto un sacco di gol, perché di testa era imbattibile”.

E quei torti arbitrali subiti?

“Perché Matarrese fu nominato presidente di Lega e Agnolin ci annullò un gol sacrosanto. Ma la partita che ci condannò fu la sconfitta con la Sampdoria in casa. Nel primo tempo uscii per un infortunio. Se non avessimo perso quella partita, saremmo andati in A. I due episodi negativi per l’accesso alla A furono a Pisa e con la Sampdoria”.

Qual è per te il momento più bello di quella splendida annata?

“La partita giocata a Rimini. Il campo era tutto pieno di baresi e noi facemmo calcio spettacolo. In tribuna c’era Arrigo Sacchi che venne a vederci giocare. Fu molto gratificante quel momento”.

Descrivi le tue caratteristiche…

“L’umiltà è la cosa più importante. Ho fatto lo stopper, il terzino e il fluidificante, ma avevo buone caratteristiche offensive. Nelle partitelle di allenamento tuo padre (Gigi De Rosa, n.d.r.) mi voleva dribblare sempre e io, che non ci stavo, a volte lo facevo volare (ride, n.d.r.). Gigi De Rosa era davvero forte e aveva il vizio di dribblare e fare giochetti; secondo me, dribblava anche i suoi genitori a casa (scoppia a ridere, n.d.r.)”.

Il tuo momento più bello con la maglia del Bari?

“Quando vinsi il campionato dalla C alla B. Avevo 19 anni e diventai subito titolare, e alla prima partita feci il gol del 2-2 a Crotone, con un colpo di testa. Giocavo con gente esperta come Sigarini, Spimi, Galli, Consonni, Penzo mentre io ero alle prime armi. Vivere quell’esperienza mi ha formato come calciatore, ma anche nella vita privata”.

Il tuo esordio con il Bari?

“Reggina-Bari. Il destino mi diede una mano perché si infortunarono due giocatori. Mi sentivo emozionato prima di entrare in campo, ma appena iniziai a giocare l’emozione andò via. Vestire la maglia biancorossa per un ragazzino della città vecchia, era un fatto eccezionale”.

In che zona di Bari sei cresciuto?

“Sono cresciuto a Bari vecchia. Ho giocato nella ‘Sibillano’ e poi sono passato al Bari. Il Bari mi ha comprato al costo di un cartellino e poi venduto al Bologna per 800 milioni di lire più Baldini. Ha fatto una bella plusvalenza (sorride, n.d.r.)”.

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Il tuo idolo da ragazzino?

“Mio padre era juventino e di conseguenza lo sono diventato anch’io. Impazzivo per Omar Sivori e i suoi calzettoni abbassati. Dribblavo anche le pietre, poi da ragazzino mi spostarono in difesa e ci rimasi molto male, ma è stata la mia fortuna”.

Come sei entrato nelle giovanili del Bari?

“Giocavo nella ‘Sibillano’ e l’anno prima mister Schino, che mi allenava nella Sibillano, fu preso nelle giovanili del Bari. Mi aveva scelto il Monopoli ma Schino chiamò mio padre e mi disse di non mandarmi a Monopoli perché sarei andato con lui nel Bari. Avevo 14 anni circa e feci tutta la trafila dagli ‘Allievi’ alla ‘Primavera’, passando dalla ‘De Martino’ (squadra delle riserve che partecipava a un torneo nazionale, abolito durante gli anni settanta, n.d.r.) fino alla prima squadra”.

A quale allenatore sei più legato?

“Mister Schino delle giovanili. In prima squadra, invece, Pirazzini e Catuzzi. Sono allenatori che mi hanno veramente dato una mano”.

Ti sei mai sentito a rischio con gli schemi spregiudicati di Catuzzi?

“No, perché eravamo davvero organizzati. Mi sono trovato benissimo perché volevo sempre attaccare e c’era il centrale di centrocampo, prima Bitetto e poi Onofrio Loseto, che mi copriva; poi scalavano i due centrali difensivi. Avevamo dei meccanismi e ognuno sapeva cosa doveva fare l’altro. Difficilmente, quando io attaccavo, c’erano dei buchi. Eravamo incastrati”.

Raccontami un aneddoto…

“Eravamo in ritiro e Catuzzi ci diede mezza giornata di libertà. Iorio rientrò tardi e Catuzzi lo voleva mandare a casa. Io, Bagnato e Punziano, che eravamo i più grandi, siamo stati una nottata a convincere Catuzzi a non prendere decisioni contro Iorio. Il calcio era anche questo”.

Hai mai fatto qualche scherzo?

“Sì, parecchi. Una volta Michele Salomone venne a festeggiare con noi e lo buttai in piscina insieme alla pizza che stava mangiando. Sono episodi spiritosi che ti rimangono in mente”.

Eri il barese più esperto in un gruppo di giovanissimi…

“Li ho accolti e incoraggiati tutti. Essendo barese, ho dato una mano. In campo ci aiutavamo a vicenda. Era un gruppo molto unito, specialmente sotto l’aspetto umano. Si rideva, si scherzava, ed era un divertimento fare gli allenamenti”.

Eri anche il capitano di quella squadra…

“Mi feci male e il Bari perse due partite in casa. Poi andammo a Genova contro la Sampdoria e tremavano tutti negli spogliatoi. Ai ragazzi dissi che ‘in campo dovevamo fare la guerra’ e finì 1-1. Ma da lì iniziò la nostra imbattibilità per tante partite”.

Qual era la forza del Bari dei baresi?

“Catuzzi ci ha messo del suo, ma noi eravamo bravi veramente. Un grande gruppo”.

Avevi un soprannome nel Bari?

“Kawasaki, perché correvo un sacco. Ma anche ‘Frappa’”.

Il tuo ricordo più brutto con la maglia del Bari?

“A Catania: fu la prima volta che mi feci male seriamente e stetti fuori per un mese circa. Stetti veramente male in quel mese”.

Chi è stato il calciatore che ti ha dato più filo da torcere?

“Il barese Gianni Roccotelli quando giocai contro l’Ascoli. Era l’Ascoli dei record di Mimmo Renna”.

Dopo la stagione con Catuzzi, sei passato al Bologna. Bari e Bologna, a fine anno, sono retrocesse in C…

“Avevamo uno squadrone a Bologna, ma la società era quasi inesistente. Il Bari retrocesse dopo un anno splendido. Ma nel calcio, dopo un anno positivo, devi rafforzarti. Vedi il Bari di quest’anno”.

Cosa hai fatto quando hai smesso di giocare?

“Negli anni novanta ho aperto una scuola calcio a Palese, che ho avuto per venticinque anni. Oltre a essere il presidente, facevo anche l’allenatore nella mia scuola calcio”.

Ti piace il calcio di oggi?

“Il livello tecnico è molto più basso rispetto ai miei tempi. Quelli che oggi giocano in B, all’epoca avrebbero giocato solo in C. Non c’è più l’attaccamento alla maglia. Prima noi eravamo capitali della società. Oggi è cambiato tutto”.

Che ne pensi di questa salvezza del Bari ottenuta sul filo di lana?

“Le caratteristiche dei calciatori erano molto distanti tra di loro. Ho visto anche degli errori della squadra messa in campo. Uno come Sibilli dovrebbe giocare davanti a tutto campo, come con la Ternana nell’ultima partita. Spero che un gruppo barese prenda in mano la società, ma non è facile. I tifosi sono splendidi e meritano altro”.

A proposito di tifosi, com’era il tuo rapporto con il ‘della Vittoria’?

“Era sempre pieno e quando uscivi dal sottopassaggio era uno spettacolo. Avevo la pelle d’oca. Mi sono innamorato di quello stadio”.

Cosa fai oggi?

“Sono in pensione e faccio il nonno. Seguo mio nipote che fa calcio”.

Il Bari dei baresi è irripetibile?

“Penso di sì. È molto difficile mettere una decina di baresi nella stessa squadra. Ma la prima cosa che il Bari dovrebbe fare è un grande centro sportivo giovanile. Come possono uscire i calciatori? Noi ci allenavamo al campo ‘Rossani’ e poi al ‘Matarrese’: eppure siamo diventati calciatori”.

 

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