Se le orecchiette le fa un architetto non possono che essere perfette. Protagonista di questa storia è Riccardina Burdo, andriese di nascita, trasferita in Toscana per studio e lavoro fino ad approdare a Londra per amore verso i figli. Un giro che però non tradisce le origini pugliesi, chiare nell’accento con cui parla. E infatti, Dina (come si fa chiamare la signora Burdo) ha portato il suo amore per la cucina locale nel Regno Unito, rinunciando alla professione di architetto pur di inseguire un desiderio che covava da tempo.
“Due anni fa ho deciso di consegnare il mio timbro all’Ordine degli Architetti di Siena e, chiuso quel capitolo, se ne è aperto un altro di nome Spigadolce”. Così nasce il progetto di Riccardina Burdo: corsi di pasta fresca rigorosamente pugliese, acqua e semola, fatta, cucinata e assaggiata dai partecipanti. Il nome bizzarro Spigadolce ha una motivazione ben precisa: “Volevo lasciare un legame, un filo rosso con le mie origini – afferma Dina – Spigadolce era il soprannome dei miei bisnonni in paese, ereditato anche da mio nonno: loro trasportavano il grano dalla Puglia alla Basilicata e viceversa su una sorta di carro trainato da cavalli. Inoltre, i miei nonni avevano un “ciddaro”, una sorta di moderna osteria, la prima ad Andria negli anni Venti, dove c’erano cantina per la vendita del vino e la cucina rigorosamente senza menù, impensabile per quei tempi, in cui mia nonna cucinava il cibo che le veniva portato ogni giorno”.
Insomma, Riccardina è sempre stata con le mani in pasta. Dalle origini in Puglia, arriva il trasferimento in Toscana, regione dove è rimasta per 25 anni, per seguire gli studi e la professione d’architetto. “Qui sono nati i miei figli, ma in casa non è mai mancata la cucina della Puglia: mangiavamo tanto pesce, molte verdure, anche selvatiche”. Dal 2013, pian piano per Dina cominciano ad allinearsi i pianeti che porteranno al compiersi del suo desiderio. Il primo segnale è l’arrivo dei figli a Londra in un’azienda di software development. “Quando i ragazzi sono andati via, sono rimasta con mio marito nella nostra casa tra le campagne senesi. Soli, in una casa troppo grande. Mi mancavano, mi mancava quel dinamismo che solo i giovani ti sanno dare e ho cominciato ad affittare a persone e a studenti stranieri qualche camera. Tra queste c’era Louise, una signora americana, che è stata un mese da me. E in un mese non ha mai mangiato lo stesso piatto – continua Dina – è stata lei a darmi la spinta, suggerendomi di scrivere libri sulla mia cucina pugliese. Così ho cominciato a crederci davvero e ho scritto qualche libro di ricette legate ai miei ricordi di infanzia”.
Nel 2014, per amore verso i figli, Riccardina Burdo e il marito decidono di andare a vivere a Londra, in un mondo lontano dall’Italia, soprattutto dalla Puglia. Una realtà che è un crogiolo di etnie, pensieri, culture e che, proprio per questo, offre tanti spunti e stimoli. “Inizialmente ho continuato a fare l’architetto, ma avevo sempre il desiderio nel cassetto di creare qualcosa nel mondo del cibo. Ora, a 66 anni, dopo aver lasciato la professione sono finalmente libera di fare quello che ho sempre sognato, di intraprendere questa nuova strada con il progetto Spigadolce, a cui mi dedico completamente”.
“Con Spigadolce tengo corsi di orecchiette, un formato di pasta qui sconosciuto e che voglio diffondere. Molti stranieri si sorprendono del fatto che la pasta pugliese sia fatta unicamente di acqua e farina, senza uova come nel caso delle paste ripiene, soprattutto emiliane più note all’estero. Per prepararle uso una piccola spatola in ferro battuto, chiamata “rasaul”, tipica di Andria, proprio quella di mia nonna – racconta la signora Burdo – Tutto è reso possibile grazie ad alcuni ristoratori che qui a Londra mi offrono i loro spazi e il loro laboratorio per insegnare ai partecipanti l’arte del fare le orecchiette, del cucinarle, condirle con salse messe a disposizione dai locali che mi ospitano e, ovviamente, del mangiarle”.
Un ritorno in Puglia? Riccardina Burdo, sebbene legata alle sue origini, afferma: “Amo la cultura del Sud Italia, ma qui a Londra sto benissimo: mi piace il fatto di essere immersa in un mondo fatto di varie culture e mi piace il senso di libertà che Londra ti regala”.






