Decaro parla di “atto di guerra verso la città”, il Viminale risponde e la politica nazionale si scatena. La scelta del Ministero dell’Interno di nominare una commissione per valutare l’ipotesi di scioglimento del Consiglio comunale, a un mese dalla maxi operazione che ha portato all’arresto di 130 persone (tra cui una consigliera) e a meno di tre mesi dalle prossime elezioni amministrative, arriva a Bari come un vero terremoto politico. In relazione al provvedimento di accesso ispettivo nei confronti del Comune di Bari, di cui ha dato notizia il sindaco Decaro, il ministero dell’Interno precisa che “lo stesso si è reso necessario in esito ad un primo monitoraggio disposto dal Viminale circa i fatti emersi a seguito dell’indagine giudiziaria che ha portato a più di 100 arresti nel capoluogo pugliese e alla nomina, da parte del Tribunale, ai sensi dell’articolo 34 del codice antimafia, di un amministratore giudiziario per l’azienda Mobilità e Trasporti Bari spa, interamente partecipata dallo stesso Comune”. Il Viminale precisa inoltre che “l’accesso ispettivo, disposto ai sensi di specifiche previsioni di legge, a Bari come in altri diversi enti locali per analoghe circostanze, non è pregiudizialmente finalizzato allo scioglimento del Comune bensì ad un’approfondita verifica dell’attività amministrativa, anche a tutela degli stessi amministratori locali che potranno offrire, in quella sede, ogni utile elemento di valutazione”.
LE REAZIONI
“Rimaniamo basiti rispetto alle modalità con cui il ministro Piantedosi ha annunciato la nomina della Commissione per la verifica dello scioglimento del comune di Bari. Una scelta che arrivando a tre mesi dalle elezioni sembra molto politica, facendo seguito all’iniziativa di alcuni parlamentari della destra e di due membri del governo e non avendo nemmeno esaminato la documentazione presentata dall’amministrazione del sindaco Decaro. Non si era mai visto ed è molto grave”, afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.
“La decisione assunta dal Viminale lascia interdetti nei tempi (l’approssimarsi delle elezioni) e nei modi e sembra giustificata da ragioni politiche più che di merito. Per questo appare grave e inaccettabile”, dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani.
“Il governo in carica ha sciolto 15 comuni di cui 4 di centrodestra, 3 di centrosinistra e 8 guidati da liste civiche. Sono dati che dimostrano come le attività portate avanti dalle prefetture e dal Viminale siano ispirate sempre e solo da criteri oggettivi all’insegna della neutralità. Non sono ‘atti di guerra’ come li ha definiti il sindaco Decaro in maniera del tutto irresponsabile”, dichiara in una nota il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni. “Il ministro Piantedosi, tra gli altri, ha sciolto Anzio e Nettuno, comuni a guida centrodestra, a pochi mesi dal voto regionale del Lazio. Ma ai tempi Decaro e il Pd non ebbero nulla da dire. Oggi per il solo fatto di aver nominato una commissione di accesso per accertare cosa è successo, Decaro parla di una decisione che ‘mira a sabotare il corso regolare della vita democratica della città di Bari’. Il solito doppiopesismo della sinistra”.
“Apprendiamo delle dichiarazioni al vetriolo che il sindaco di Bari riserva al ministro Piantedosi, ‘reo”‘ di aver fatto ciò che si deve per garantire ai cittadini un clima di assoluta legalità in un Comune interessato da oltre 150 arresti e un decreto di amministrazione straordinaria di una delle società partecipate più importanti, in cui la mano della mafia sembra essere stata preponderante”, dicono in una nota i parlamentari pugliesi di Forza Italia Dario Damiani, Giandiego Gatta, Andrea Caroppo e Vito De Palma. “Per il sindaco di Bari si tratterebbe di ‘lesa maestà’ adempiere all’obbligo di tutelare i cittadini e assicurar loro un governo della cosa pubblica in linea con i principi di legalità e trasparenza. Il sindaco, invece, dovrebbe apprendere con favore l’azione del governo. Perciò, lo invitiamo a cambiare registro per senso di responsabilità e amore per la legalità che dovrebbe accomunare tutti gli amministratori e rappresentanti istituzionali”, concludono i tre parlamentari di FI.
“Ciò che è accaduto segna un punto di non ritorno nella storia politica del nostro Paese. Mai, prima di oggi, un Governo, un Ministro dell’Interno, avevano osato utilizzare i propri poteri amministrativi per combattere gli avversari politici e vincere una sfida elettorale. Quello che ha fatto il Ministro Piantedosi ai danni del Comune di Bari è un atto di una violenza e di una gravità inaudita. E’ evidente a tutti che non esiste nemmeno l’ombra di un solo presupposto per verificare l’ipotesi di scioglimento del Comune. Il Ministro ha dimostrato di aver ignorato platealmente le parole del Procuratore distrettuale antimafia Rossi, quando ha affermato pubblicamente che l’amministrazione comunale è estranea ai fatti contestati ed è sempre stata impegnata pervicacemente nella lotta alla criminalità organizzata. Non solo, Piantedosi ha scelto di ignorare completamente i fatti: ossia che i consiglieri arrestati nell’ambito dell’inchiesta non sono stati eletti nelle liste a sostegno dell’attuale maggioranza, ma di quelle dell’opposizione al governo cittadino. Insomma, l’unica voce che ha voluto ascoltare e servire è quella dei parlamentari di centrodestra che hanno chiesto e ottenuto un commissariamento politico del Comune. A confermare la malafede con cui è maturata questa decisione assurda è la tempistica di quanto sta avvenendo. A pochi mesi da un’elezione in cui proprio il centrodestra, per la quinta volta in vent’anni, sarebbe andata incontro a una sconfitta bruciante. A questo punto, di fronte alla gravità di un atto che nulla ha a che fare con la nostra democrazia e che, anzi, ne costituisce l’esatta negazione, chiediamo l’intervento diretto del Presidente della Repubblica. Tutto questo accade solo nei regimi autocratici, ossia nei modelli cui Piantedosi e il centrodestra evidentemente si ispirano. E noi non possiamo tollerare che tutto ciò succeda in una democrazia come la nostra.” Così i parlamentari pugliesi del Partito Democratico Marco Lacarra, Ubaldo Pagano e Claudio Stefanazzi.







