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Home » Storie » Centro Procreazione Assistita di Conversano, 800 cicli iniziati in un anno: “Qui anche social freezing ma gratuità slitta al 2025” – VIDEO

Centro Procreazione Assistita di Conversano, 800 cicli iniziati in un anno: “Qui anche social freezing ma gratuità slitta al 2025” – VIDEO

diGiuliana Vendola
5 Aprile 2024
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“Nel nostro centro di ascolto siamo subissati dalle chiamate di coppie che attendono di poter accedere gratuitamente alle procedure per la procreazione medicalmente assistita (Pma) nelle strutture pubbliche, come il Policlinico di Bari e l’ospedale di Conversano. Percorsi che sarebbero dovuti rientrare nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) dal primo gennaio 2024. L’entrata in vigore dei Lea per la Pma in Puglia, già previsti dal 2017, è poi slittata al primo aprile e ora è stata ancora procrastinata al primo gennaio 2025. È doloroso e mortificante non poter dare risposte a questi uomini e donne che sognano di diventare genitori”. A confermarlo a Telebari, con innegabile sconforto, è la dottoressa Anna Biallo, vicepresidente nazionale dell’associazione L’Altra cicogna Onlus, operante da 26 anni in Italia e da oltre 20 sul territorio pugliese. Ormai siamo ad aprile e stando all’ultimo incontro sul tema tenutosi tra Regioni e Governo, sembrerebbe che chi vuole avere un figlio, superando diversi problemi di fertilità, dovrà attendere una data ancora imprecisata, probabilmente l’anno prossimo, per poter accedere gratuitamente alla fecondazione assistita nei reparti di ginecologia e ostetricia dei centri pubblici o privati, pratica che dovrebbe già essere totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale in maniera uniforme su tutto il territorio italiano, con il solo pagamento di un ticket.

Un rinvio che per quanto riguarda i rimborsi ribadisce lo squilibrio della sanità in Italia, anche a detta del professor Giuseppe D’Amato, direttore dell’unità operativa di Fisiopatologia della riproduzione umana e Pma dell’ospedale di Conversano, dovuto probabilmente anche una condizione di incertezza e di inadeguatezza delle Regioni dinanzi ai rimborsi proposti dai Lea. La bozza del decreto, resa disponibile dal Ministero della Salute il 27 marzo 2024, chiarisce, infatti, che la proroga arriva in seguito alla “posizione unanime raggiunta dalle Regioni e Province autonome in merito alla disponibilità ad assecondare la richiesta di rinviare l’entrata in vigore delle predette tariffe di assistenza specialistica ambulatoriale e di assistenza protesica al 1° gennaio 2025, anche al fine di valutare una più ampia revisione delle medesime tariffe, assicurando nel contempo una graduale transizione al nuovo tariffario”. “L’entrata in vigore dei Lea – racconta il medico – farà in modo che vengano prestate gratuitamente tutte le cure in Puglia in merito all’assistenza alla riproduzione. Teniamo conto che qui esercitiamo ancora le prestazioni facendo pagare alle pazienti una piccola tariffa, anche se poi la Regione provvede a garantire un rimborso parziale alle coppie che si rivolgono a noi per questo tipo di cure, in funzione del loro Isee”.

Il professore mette anche in luce quanto sia necessario e urgente sensibilizzare l’opinione pubblica e, la stessa rete sanitaria, alla pratica del social freezing, ovvero tecnica su cui ha acceso i riflettori la modella Bianca Balti, consistente nel congelamento preventivo degli ovuli, quindi dei gameti femminili, entro i 35 anni, per preservare in modo programmato la capacità riproduttiva della donna e darle la possibilità e la libertà di scegliere quando diventare mamma. “La preservazione della fertilità è una grande occasione, che, grazie alla tecnologia, si apre e si offre alle donne. Oggi, da una parte vi sono donne che hanno affrontato con coraggio la crioconservazione dei loro gameti in vista delle cure oncologiche, e d’altro anche giovanissime che non chiedono più ai genitori di rifarsi il seno, bensì di poter preservare i loro gameti. Sul social freezing ho anche interrogato un organo della Regione – asserisce D’Amato – , chiedendo una sorta di prestito d’onore o d’amore mediante il quale anticipare una cifra non altissima in favore delle donne giovani che vogliono farvi ricorso, dando loro la possibilità di restituire nel tempo il denaro erogato”.

Il centro di Conversano è al momento l’unico nella provincia di Bari che dà la possibilità di procedere al primo e secondo livello di fecondazione omologa, con ottime percentuali di successo in termini di gravidanze. Semplificando, come riporta il sito del Ministero: “Le metodiche di I livello sono semplici e poco invasive, caratterizzate dal fatto che la fecondazione si realizza all’interno dell’apparato genitale femminile, mentre le tecniche di II e III livello sono invece più complesse e invasive e prevedono che la fecondazione avvenga in vitro”. Grazie alle tecniche messe in atto nel polo di Conversano, uomini e donne che hanno ricevuto la prima diagnosi di cancro non si vedono preclusa la possibilità di diventare genitori. Proprio qui 5 donne, pazienti oncologiche, sono riuscite a rimanere incinte mediante la riproduzione assistita: solo l’anno scorso una 40enne, dopo aver sconfitto un tumore al seno, ha messo al mondo un bimbo grazie alle procedure di Pma attuate nel reparto guidato dal professor D’Amato e all’assistenza durante il parto dell’équipe di medici dell’Ospedale Di Venere di Bari.

Stato dell’arte della legge 40/2004: turismo riproduttivo e paradossi

Sono passati vent’anni dalla legge 40/2004 in materia di riproduzione assistita e, secondo quanto riporta il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita, grazie a queste tecniche in Italia sono nati 217mila bambini, dato che fa da contraltare al grave inverno demografico che si è palesato nel 2023, con soli 6,4 nati ogni mille abitanti. Sono passati 20 anni dalla legge 40 e nella nostra nazione ci si slancia nella promozione del social freezing, eppure in molti punti dello Stivale si consuma il paradosso del non riuscire a dare certezze ancora in merito alle pratiche di fecondazione assistita più semplici, che dovrebbero essere ormai prassi quotidiana. Siamo in una Puglia in cui chi vorrebbe mettere al mondo un figlio, pur essendo impossibilitato da condizioni di infertilità, si ritrova ad aver come unici punti di riferimento nel pubblico l’ospedale Florenzo Jaja di Conversano, il Policlinico di Bari, in cui si può accedere solo alla prima fase, l’ospedale Riuniti di Foggia e il Vito Fazzi di Lecce. Strutture sanitarie in cui non vi è l’ombra al momento di tecniche di fecondazione eterologa, né di diagnosi preimpianto e in cui le coppie devono prepararsi a metter mano al portafogli per ogni singola prestazione dell’iter di procreazione medicalmente assistita. Costi sicuramente molto più bassi rispetto a quelli dei tanti centri privati convenzionati disseminati per tutta la Puglia, ma che in ogni caso alimentano una disomogeneità sociale e culturale a livello nazionale. Motivo per cui vi sono cittadini pugliesi che per avere un figlio talvolta scelgono di affrontare viaggi della speranza, recandosi in altre regioni italiane, dove vi sono condizioni più convenienti e spese inferiori. Si tratta di vere e proprie migrazioni verso la Toscana, l’Emilia Romagna, la Lombardia e la Campania, ma anche all’estero. Il fenomeno del turismo medico transfrontaliero affligge l’intera nazione, visti i dati della Società italiana Riproduzione Umana, che parla di oltre 13mila coppie italiane volate in Spagna, Grecia, Repubblica Ceca, Danimarca e Belgio per poter coronare il loro sogno di genitorialità, soprattutto mediante fecondazione eterologa.

D’Amato: “Conversano punto di riferimento per oncofertilità e social freezing”

Tornando al centro di Conversano, D’Amato non nasconde come le liste d’attesa nel centro di Conversano siano lunghissime, al momento per una prima visita bisognerebbe attendere fino a giugno. Una situazione dovuta proprio alla mancanza di altre strutture pubbliche nel Barese in cui è possibile accedere a tutti i livelli di fecondazione assistita. Il medico sottolinea, inoltre, quanto sia importante l’entrata in vigore dei Lea per la Pma, ma mette in luce un altro aspetto da non sottovalutare, ovvero come il rimborso previsto dal Governo, una volta avviato, andrebbe a coprire anche le spese che la gente vorrà affrontare recandosi in strutture private e fuori regione, situazioni che potrebbero in qualche modo ostacolare l’efficientamento dei centri delle aziende sanitarie locali. “La crescita dell’affluenza dei pazienti è progressiva. L’anno scorso abbiamo eseguito qui 800 cicli iniziati – spiega il medico a Telebari – , abbiamo prestato alle pazienti tutte le tecniche previste dalle più moderne scientifiche, sia le omologhe sui cicli freschi, sia quelle consentite dal congelamento degli embrioni e dei gameti nei cicli spontanei. Siamo un punto di riferimento per la oncofertilità, l’ospedale di Conversano eroga il social freezing a un costo economicissimo: siamo pieni di pazienti che, non affetti da tumori dell’apparato riproduttore o di altri organi, vengono qui a congelare per fini sociali, per prevenire il rischio di trovarsi più in là nella loro vita sentimentale senza gameti. A 7 anni dall’inizio delle cure oncologiche, una nostra paziente che di anni ne ha 47, è finalmente rimasta incinta come ha sempre desiderato”.

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