“Mi sono posto un limite invalicabile: la mia dignità di uomo e quella della città. Quando quel confine è stato superato, quando ho sentito che la fiducia nei miei confronti era scesa al di sotto di quanto potessi accettare, quando i miei riferimenti sono venuti meno e le pressioni intollerabili, ho deciso che era giunto il momento di dimettermi. Resta, e resterà sempre, il dolore di non esserci riuscito”. È un passaggio del lungo post con cui Marco Galiano conferma le dimissioni da sindaco di Trani, rassegnate il 25 settembre scorso, dopo i contrasti interni alla maggioranza di centrosinistra.
“Sarebbe bello poter dire che è stata l’opposizione a farmi dimettere, ma non è così”, continua l’ex primo cittadino eletto nel giugno scorso appoggiato da Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva, Popolari con Galiano e Per Trani. “In tanti, troppi, mi hanno portato a credere che fosse normale l’idea che la qualità delle scelte dovesse cedere di fronte al ‘tieniteli tutti buoni’ e che facesse parte del gioco sentire che quote rilevanti di una squadra che aveva, non senza patemi, ricevuto il mandato di amministrare la nostra città, remasse in altra direzione – aggiunge – Così come c’è chi ha creduto che sia dipeso dalla diatriba del dimensionamento scolastico o dalla questione municipalizzate. Che fosse, quindi, sufficiente il riconoscimento pubblico, nelle nomine, di prerogative che la norma già attribuisce al sindaco di Trani, perché ritirassi le mie dimissioni”.
“In questi giorni non ho mai cambiato idea, il cosiddetto teatrino non c’è mai stato”, prosegue Galiano. “Ringrazio e chiedo scusa a chi si è affidato a me, a chi ha creduto che un preside, un sindacalista, potesse farcela, resistere, o avesse una tolleranza maggiore, che fosse in grado di coprire la nitida sensazione di rigetto con il lucido ragionamento – conclude – Ognuno di noi adesso può tornare al proprio lavoro. Io lo farò consapevole che questi mesi mi hanno cambiato e che Trani, la nostra Città, non ha bisogno di padroni. Solo di rispetto”.







