Il Procuratore della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, è agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Lo stesso provvedimento è stato eseguito a carico di un ispettore della polizia in servizio nella Procura tarantina e di tre imprenditori della provincia di Bari. L’inchiesta, cominciata un anno fa, è portata avanti dalla Procura della Repubblica di Potenza.
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero compiuto “atti idonei in modo non equivoco” a indurre un giovane sostituto presso la Procura di Trani a perseguire penalmente una persona che gli imprenditori, considerati i mandanti, avevano denunciato per usura. Il magistrato, però, non solo si oppose fermamente, ma denunciò tutto. Per la denuncia degli imprenditori infatti – ha stabilito l’inchiesta – non vi erano presupposti né di fatto né di diritto. Di fatto, quindi, Capristo cercò di indurre il pm di Trani a perseguire ingiustamente una persona per usura facendo temere al magistrato ritorsioni. Tra gli indagati, inoltre, per abuso d’ufficio e favoreggiamento, c’è anche l’ex Procuratore della Repubblica di Trani, Antonino Di Maio.
Capristo e l’ispettore, inoltre, sono “gravemente indiziati di truffa ai danni dello Stato e falso”: l’ispettore risultava presente in ufficio e percepiva gli straordinari, ma in realtà stava a casa e svolgeva “incombenze” per conto del Procuratore.







