La laurea del vecchio ordinamento deve essere considerata come punteggio aggiuntivo nell’ambito della graduatoria per i concorsi della Regione Puglia. E’ sulla base di questo principio che il Tar di Bari ( presidente Angelo Scafuri, estensore Desirè Zonno, a latere Vincenzo Blanda) ha accolto il ricorso di un candidato, in un primo momento classificatosi come idoneo non vincitore, nell’ambito della procedura per il reclutamento di 209 unità a tempo indeterminato per vari profili professionali nell’area amministrativa, categoria D. Non la prima sentenza del genere: il 22 febbraio scorso, infatti, i giudici baresi si erano espressi in un altro caso con lo stesso orientamento, ma la Regione aveva ribadito la volontà di andare avanti senza modificare tutte le graduatorie nonostante la sussistenza di decine di ricorsi per ragioni analoghe.
La vicenda in questione riguarda un laureato in giurisprudenza con vecchio ordinamento. Il ricorrente ha lamentato il mancato riconoscimento di un punto e mezzo, in virtù del fatto di possedere un titolo di studio ulteriore rispetto a quello utilizzato per l’ammissione al concorso. Nella sentenza di oggi, però, per la prima volta i giudici scrivono che per evitare i numerosi – e dispendiosi – contenziosi, la Regione può “assumere in autotutela ogni decisione in merito ad omologhe controversie pendenti”. “A fini conformativi dell’operato dell’amministrazione e deflattivi del contenzioso, va rimarcata la possibilità per l’ente di assumere in autotutela ogni decisione in merito ad omologhe controversie pendenti, alla luce dei superiori principi affermati in termini di valutazione dei titoli”, si legge nel dispositivo. Il che significa che, in caso siano in corso o vengano presentati altri ricorsi in merito all’assegnazione dei punteggi, la Regione può rivederne i criteri senza attendere la decisione della magistratura.
“Il diploma di laurea vecchio ordinamento – si legge nella sentenza – e la laurea magistrale (articolati su un percorso di studi quadriennale ovvero quinquennale a ciclo unico) costituiscono un titolo di studio superiore rispetto a quello unico di semplice ammissione al concorso, rappresentato dalla laurea triennale”. Il ricorrente era difeso dagli avvocati Ciro Testini e Nicola Grosso.






