Un nuovo ricorso al Tar, con richiesta urgente di sospendere l’aggiudicazione della gara. Un esposto in Procura e alla Guardia di Finanza. E i genitori che – disperati – chiedono formalmente alle scuole di fare partire il tempo pieno portando il pranzo a sacco da casa. Parte nel caos il servizio di refezione scolastica a Bari: la data ipotizzata del 7 ottobre per l’avvio di pasti e tempo pieno per 4500 alunni, sembra ormai inverosimile. L’ultimo colpo di scena è arrivato oggi, quando al Comune di Bari è stato notificato il ricorso al Tar presentato da Ladisa (seconda classificata per primo e secondo lotto di gara), che chiede al giudice amministrativo di sospendere urgentemente e in via cautelare l’aggiudicazione del maxi appalto mensa alla prima classificata, la cooperativa Solidarietà e Lavoro-Vivenda.
LA BATTAGLIA LEGALE
La battaglia legale è cominciata mesi fa e non sembra destinata a finire. Il Comune di Bari ha annunciato l’aggiudicazione provvisoria della gara per il servizio di refezione scolastica (primo e secondo lotto) al raggruppamento temporaneo di imprese Solidarietà e Lavoro-Vivenda, che ha superato Ladisa Ristorazione per soli 33 centesimi di punto. Il nuovo assessore all’Istruzione, Vito Lacoppola, ha chiesto ieri alle due aziende di trovare un accordo per “il bene delle famiglie” e concludere il trasferimento di attrezzature e personale (secondo clausola sociale) prima possibile, di modo da fare partire mensa e tempo pieno almeno in metà della città lunedì 7 ottobre. Ladisa, però, ha da subito fatto intendere che non ci sarebbe stata alcuna ‘resa’, e ha inviato una Pec al Comune per segnalare “anomalie nell’attribuzione dei punteggi”. Di più. L’azienda ha anche presentato un esposto in Procura e alla Guardia di Finanza. Infine è giunta oggi al Comune la notifica del nuovo ricorso al Tar. Da Palazzo di città spiegano che entro domani il giudice amministrativo dovrebbe pronunciarsi sulla richiesta di sospensiva cautelare urgente, e dunque dare il via libera (o bloccare) l’aggiudicazione dell’appalto alla cooperativa vincitrice. Difficile dunque immaginare, qualsiasi sia la decisione del giudice, che nel fine settimana si completino tutte le procedure per fare partire la mensa lunedì 7. Per giunta Ladisa ha anche comunicato al Comune di avere annullato l’incontro con i sindacati per concordare il passaggio dei lavoratori alla nuova ditta, previsto per oggi alle 15. Al momento alle scuole non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale e molti presidi stanno decidendo in autonomia di rimandare l’avvio dei pasti.
IL “PASTO DA CASA” E LA PROTESTA DEI GENITORI
Nessuna certezza, dunque, c’è sulla data di avvio della mensa e del tempo pieno. I genitori, disperati, si mobilitano. In tanti si stanno organizzando per chiedere formalmente alle scuole di portare il pranzo a sacco da casa, e ovviare così ai ritardi. I primi a ufficializzare la richiesta sono stati alcuni genitori dell’istituto comprensivo Massari Galilei, che si sono rivolti alla preside Alba De Cataldo per valutare l’ipotesi di pasto da casa o catering. La dirigente, per la verità, già lo scorso anno aveva interpellato la Asl di Bari per ottenere una simile autorizzazione, incassando solo un diniego informale. “Mi rendo conto delle difficoltà che le famiglie che hanno scelto il tempo pieno stanno vivendo – spiega a Telebari la preside De Cataldo – ecco perché lo scorso 26 settembre ho inviato una Pec alla Asl, con richiesta di risposta urgente”. La proposta è quella di organizzare autonomamente un servizio catering o prevedere una “merenda rinforzata” da fare direttamente in classe, senza coinvolgere gli ambienti destinati alla refezione o sporcare troppo le aule. L’ipotesi sarebbe praticabile, ovviamente, solo con il coinvolgimento di tutte le famiglie, per evitare trattamenti differenziati o discriminazioni. “Nei nostri tre plessi ci sono tante classi a tempo pieno di Infanzia e Primaria – ricorda la preside – e noi avevamo come Consiglio d’Istituto deliberato la partenza della mensa lo scorso 30 settembre. Ad oggi, purtroppo, la scuola non ha ricevuto alcuna comunicazione formale e i genitori sono preoccupati”.
Anche le famiglie del comprensivo De Amicis Laterza Monte San Michele hanno presentato alla scuola medesima istanza. “A malincuore si comunica di non poter esaudire la richiesta per numerosi motivi – la risposta della preside Maria Iaia – In primis per impossibilità ad assicurare la pulizia dello spazio refettorio adibito al consumo del pasto domestico tramite il proprio personale scolastico (il refettorio è infatti pulito generalmente dal personale esterno e non da quello scolastico). Impossibilità a far consumare il pasto alternativo in classe, per motivi igienici. Difficoltà di garantire sicurezza e salubrità di alimenti prodotti in ambienti casalinghi. Impossibilità a garantire l’igiene e la conservazione dei cibi perché i docenti, o il personale Ata, non sono autorizzati alla manipolazione dei cibi, onde evitare conflitti di responsabilità, difficoltà, eventuali contaminazioni e potenziali problemi di salute in ordine alle intolleranze alimentari ed alle allergie”.






