A pochi giorni dal grave episodio di violenza verificatosi nel carcere di Bari, un nuovo allarme arriva dal carcere di Turi, dove nella notte fra sabato 4 e domenica 5 ottobre un agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito da un detenuto al pronto soccorso di Bari, dove era stato condotto per accertamenti medici urgenti. Secondo quanto ricostruito, il detenuto avrebbe dapprima manifestato segni di forte agitazione, per poi colpire improvvisamente con una violenta testata al volto l’agente che lo stava scortando.
L’aggressione è avvenuta nella sala d’attesa del pronto soccorso, davanti ad altri pazienti e operatori, generando momenti di grande panico. Solo grazie alla prontezza e alla professionalità del personale di scorta si è evitato il peggio. I poliziotti penitenziari, pur trovandosi in una situazione estremamente critica e in un ambiente esterno non controllato, sono riusciti a ristabilire la sicurezza, scongiurando anche il rischio concreto di un tentativo di evasione.
Il poliziotto aggredito è stato successivamente sottoposto a visita medica al pronto soccorso, dove gli sono stati riconosciuti cinque giorni di prognosi per le lesioni riportate. “Quanto accaduto è di una gravità assoluta – denuncia il segretario generale della FNS CISL Bari-Bat, Giannicola Girone – Ancora una volta dobbiamo registrare un episodio di violenza ai danni di un servitore dello Stato. Solo l’esperienza e il sangue freddo del personale hanno evitato conseguenze ancora più gravi”.
Il sindacalista sottolinea come la situazione del carcere di Turi sia ormai al limite: “La struttura è stata progettata per ospitare non più di 100 detenuti, ma ne accoglie attualmente circa 180. È un dato che parla da sé e che descrive perfettamente le condizioni di lavoro a cui il personale è sottoposto. Basti pensare che, nella notte dell’aggressione, mentre una scorta era impegnata nella traduzione del detenuto presso l’ospedale di Bari, all’interno della struttura sono rimasti soltanto due poliziotti a garantire la sicurezza e la gestione di quasi duecento detenuti”.
La FNS CISL ribadisce la necessità di un intervento immediato da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per rafforzare gli organici e garantire maggiori misure di sicurezza a tutela del personale in servizio. Allo stesso tempo, sottolinea il sindacato – alla luce del grave sovraffollamento che affligge gli istituti penitenziari del territorio barese – l’urgenza, non più procrastinabile, è di disporre il trasferimento di una parte dei detenuti anche verso altre regioni, dove la pressione detentiva risulta più contenuta e la gestione del personale maggiormente sostenibile. “Non possiamo più continuare a contare i feriti – conclude Girone – Ogni turno di servizio si trasforma in una prova di resistenza fisica e mentale. È necessario un segnale forte da parte delle istituzioni, perché chi lavora in prima linea merita rispetto, sicurezza e la certezza di non essere lasciato solo”.







