Ha preso le distanze da quell’atteggiamento “superficiale e arrogante” che emergeva dalle indagini, tanto da ammettere la detenzione di altre due pistole, e vuole muovere i suoi primi passi verso la risocializzazione. Con queste intenzioni, il 20enne nipote omonimo del boss del quartiere Japigia di Bari, Eugenio Palermiti, in carcere per detenzione e porto di armi nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Antonella Lopez, torna a chiedere gli arresti domiciliari, dopo un altro ‘no’ avuto solo poche settimane fa.
Lo fanno per lui i suoi avvocati, assicurando che in caso di accoglimento dell’istanza, il giovane andrebbe a vivere con la sua compagna a Termoli, “distante dal contesto in cui si sono maturati i fatti”, in un appartamento messo a disposizione da un’avvocata, sua madrina di battesimo, amica di famiglia ma estranea ad ambienti criminali. Ma le intenzioni di Eugenio Palermiti non convincono il pm antimafia Fabio Buquicchio, che ha dato parere negativo e la gip Susanna De Felice, che ha rigettato la richiesta.
“La tempistica di tali ammissioni progressive – scrive la giudice – denota una scaltrezza che è propria dei soggetti ben inseriti in contesti criminali e finalizzati ad ottenere l’attenuazione della misura”. L’imminenza dell’udienza del processo con il rito abbreviato a suo carico, peraltro, per la gip non consente una misura diversa dal carcere.







