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Home » Attualità » Dalla guerra a oggi, RadioBari presidio di libertà: è festa per la Giornata mondiale

Dalla guerra a oggi, RadioBari presidio di libertà: è festa per la Giornata mondiale

diSara Di Leo
13 Febbraio 2026
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Radio

© Riproduzione riservata

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Il 13 febbraio cade la Giornata mondiale della radio, istituita dall’Unesco nel 2011 per celebrare “la radio, il media che più si è adattato, riuscendo a integrarsi con le grandi rivoluzioni comunicative e rimanendo sempre uno strumento fondamentale sia in ambito militare che civile”. Un mezzo che attraversa le generazioni: icona di comunicazione, messaggera senza macchia, capace di unire punti lontani, persone, ideali, momenti, sempre al passo con i tempi e pronta ad adattarsi e mutare forma all’occorrenza. Ed è proprio con questo spirito innovatore che guardiamo la radio con la nostra RadioBari, sorella minore dell’emittente televisiva Telebari (prossima a spegnere 53 candeline, la più anziana in Puglia), nata nel 2007 da un’idea di Maddalena Mazzitelli e Pasquale33, al timone di Radiobari per ben 11 anni.

Ma le radici del media, in Puglia, sono profonde e siamo orgogliosi di portare lo stesso nome di quella che a Bari è stata la prima radio indipendente dello Stivale e dell’Europa tutta. La ‘vecchia’ RadioBari è stata bandiera di libertà. In origine, si trattava della sede pugliese di radio EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche), monopolista pubblico delle trasmissioni radiofoniche in Italia dal 1927-1928 al 1944 quando venne trasformata in RAI-Radio Audizioni Italia. Nata proprio nel 1927 con sede a Ceglie del Campo, RadioBari entrò ufficialmente in funzione nel ’32 con l’inaugurazione durante la terza Fiera del Levante e la trasmissione di un messaggio di Benito Mussolini letto dal ministro Araldo di Crollalanza. Sotto il regime fascista, RadioBari fu uno strumento chiave per la propaganda politica a livello internazionale, tanto da essere definita un ‘ponte tra Occidente e Oriente’ con emissioni in albanese, arabo, greco, rumeno, bulgaro, ungherese, turco e serbo-croato già dal 1933.

Inizialmente e durante la guerra, si concentrò sulla comunicazione della situazione bellica, registrando ogni vittoria del Patto tripartito e omettendone gli insuccessi tra cui, caso clou, la sconfitta degli italo-tedeschi in Africa, mai comunicata. Col peggiorare della situazione bellica, i notiziari e i programmi cominciarono a perdere mordente: non più in grado di trovare informazioni interessanti secondo la linea editoriale del momento, si cominciò a sopperire banalmente con la genericità, tant’è che il 27 luglio 1943 si fece solo brevemente accenno alle dimissioni di Mussolini.

I tempi, poi, cominciano a cambiare e RadioBari mostrò i sintomi di una svolta: nel settembre 1943, dopo l’armistizio e con l’inizio della Resistenza, gli Alleati difesero gli impianti, la radio venne occupata da intellettuali baresi antifascisti e si diffusero, l’11 settembre, i proclami di Vittorio Emanuele III, Pietro Badoglio, Roosevelt e Churchill. Sottraendosi al controllo fascista dell’EIAR e alla distruzione nazista, la stazione barese divenne la prima radio libera nell’Italia liberata e in Europa, trasformandosi in una voce autonoma dell’antifascismo nel Mezzogiorno. RadioBari fu “la voce dell’Italia libera” e del “rinascimento del popolo italiano e della loro rivolta contro il fascismo”. Essa cambiò rotta e rivitalizzò i valori democratici.

In questi anni, tra i programmi di punta oltre ai notiziari, ai commenti politici, e alle riedizioni dei servizi italiani della BBC, impossibile dimenticare La voce dei giovani, La voce dei lavoratori (rispettivamente sulla lotta partigiana e il mondo sindacale) e le rubriche Notizie a casa di militari (autorizzate dalla Sezione Stampa e Propaganda del Comando Supremo) dove i militari potevano informare i parenti della loro buona salute e, viceversa, Notizie a casa dai civili. E poi, la rivoluzionaria trasmissione L’Italia combatte “dedicata ai patrioti italiani che lottavano contro i tedeschi”, che collegava gli italiani delle “regioni libere e quelle che attendevano di essere liberate”. Diretto da Alba de Céspedes, il programma informava sulla guerra, denunciava spie tramite la rubrica Spie al muro, coordinava l’attività partigiana diffondendo comunicati e messaggi in codice, motivava i resistenti con episodi di eroismo o storie umoristiche, sottolineando anche la crudeltà dei tedeschi. Una vera e propria icona d’innovazione.

Tuttavia, poco dopo aver raggiunto l’apice con il congresso dei CLN, tenutosi a Bari, e la registrazione del discorso inaugurale di Benedetto Croce e del conte Sforza, cominciò la parabola discendente di RadioBari a causa del trasferimento del governo italiano a Salerno, e la conseguente mancanza di collaboratori.

In qualche modo, oggi RadioBari sopravvive grazie alla sua omonima. E con lei, sopravvive uno spirito battagliero, sempre pronto ad aggiornarsi con attenzione verso le tematiche del momento e con cura verso i propri ascoltatori. Una radio vicina alla città che si mette in gioco quotidianamente con entusiasmo, offrendo un palinsesto in continua espansione: dai notiziari all’intrattenimento e all’imprescindibile cronaca sportiva di Enzo Tamborra come voce ufficiale della SSC Bari. C’è tanto da ascoltare attraverso le casse di RadioBari e ci sarà ancora tanto da raccontarvi sull’88.8 FM, in streaming su radiobari.net e su app mobile. Non c’è che da restare sintonizzati.

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