Alla 14esima edizione de ‘Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale’ che quest’anno invita imprese, enti del terzo settore, istituzioni, università e cittadini ad ‘Andare oltre’ – oltre le apparenze, oltre le soluzioni parziali, oltre i confini delle singole organizzazioni – si è discusso anche di come oggi le imprese lungo la catena di fornitura sono chiamate a confrontarsi con una crescente molteplicità di rating, questionari e richieste di valutazione ESG. A partire da esperienze aziendali e punti di vista complementari, nel panel promosso da ALTIS Università Cattolica, aziende e stakeholders si sono confrontati sulle possibili soluzioni per rendere i sistemi di rating più efficaci e coordinati.
“Oropan è in una posizione molto particolare, quindi vive il sistema di valutazione da una duplice prospettiva – spiega Lucia Forte, amministratore delegato e CEO di Oropan Spa -. Da un lato siamo valutati dai nostri clienti, dal nostro mercato, dai sistemi bancari e finanziari. E dall’altro chiediamo evidenze e standard ai nostri partner della filiera. Abbiamo da tempo superato la logica della semplice qualifica e omologazione del fornitore, e quindi accompagniamo le aziende più piccole e anche meno strutturate in questo percorso di crescita e miglioramento continuo. In questo senso va lo sviluppo del codice di condotta fornitori, che è molto più che un documento di compliance, perché è uno strumento che ci consente di trasmettere i nostri principi ESG lungo tutta la supply chain, e quindi ha un impatto sicuramente sulla tutela dei diretti umani, sulla valorizzazione del capitale umano, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, qualità e sicurezza alimentare, ma anche compliance, legalità, anticorruzione, attenzione ai cambiamenti climatici, alla cura dell’ambiente e gestione responsabile delle risorse”.
“Un’azienda strutturata, un’azienda a capofila in un progetto di filiera ha una responsabilità in più, essere traduttori tra le esigenze del mercato e la propria filiera, e quindi trasformare, tradurre i propri principi ESG in requisiti concreti, evidenze verificabili, QPA immisurabili e comportamenti applicabili, e questo è possibile attraverso il sistema delle certificazioni, la tracciabilità e la trasparenza. Quello che noi chiediamo è che non si arrivi a un unico rating ESG. È importante costruire una tassonomia che possa partire dalla conoscenza e dalla valutazione del contesto in cui ciascuna impresa opera, perché le aziende sono differenti, si rivolgono a mercati e operano in settori differenti, hanno dimensioni stakeholder e materialità diverse, e quindi pensare di valutarle con un unico metro rischierebbe una semplificazione poco utile”.






