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Scuole paritarie cattoliche di Bari, genitori degli alunni scrivono alle istituzioni locali: “Trattati da cittadini di serie B”

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A maggio due giorni di sciopero per protestare contro il Governo alla luce di un ‘decreto Rilancio’ che, nella crisi dettata dall’emergenza coronavirus, ignorava ancora una volta le scuole pubbliche paritarie abbandonandole al proprio destino. Poi una serie di dibattiti per richiamare l’attenzione sulla questione. E adesso un documento – sottoscritto dalle famiglie degli alunni, dal personale docente e da quello non docente degli istituti – inviato alle istituzioni locali per “avviare un confronto immediato, serio e concreto, al fine di promuovere con la massima urgenza ogni iniziativa e provvedimento idoneo ad arginare gli effetti dell’attuale crisi”. Le scuole paritarie cattoliche di Bari continuano la loro battaglia. E fanno recapitare a Michele Emiliano e al suo assessore Sebastiano Leo, ad Antonio Decaro e alla sua assessora Paola Romano, una lettera piena zeppa di contenuti.

“Siamo genitori di alunni che frequentano le scuole paritarie cattoliche del nostro territorio – si legge nella missiva -, abbiamo legittimamente esercitato il nostro diritto di scegliere la scuola che riteniamo più idonea alla crescita culturale e alla formazione umana dei nostri figli. Siamo cittadini contribuenti e versiamo regolarmente le tasse che servono a finanziare il sistema pubblico dell’istruzione ma lo Stato, disattendendo i suoi stessi principi fondanti formulati nella Costituzione, ci costringe a pagare due volte la nostra libertà: la prima con le tasse e la seconda con la retta scolastica da versare alle scuole che abbiamo scelto. Si tratta di una palese discriminazione rispetto a tutti gli altri cittadini e di un’inaccettabile violazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione, cardine della nostra convivenza e del nostro ‘patto sociale’”.

“Invece di ‘rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese’ lo Stato, nei fatti, condiziona fortemente la nostra libertà di scelta educativa facendocela pagare a caro prezzo ed impedisce alle classi sociali meno abbienti di esercitare tale diritto, imponendo loro la propria offerta formativa ed il proprio modello di scuola, escludendo tanti bambini da opportunità che rimangono soltanto riservate ad altri – scrivono ancora i genitori -. Il fondamentale principio del pluralismo, cardine della nostra Carta e di ogni moderna democrazia, sostenuto in ogni settore della vita pubblica, viene assurdamente ‘soffocato’ proprio nel settore strategico della formazione scolastica dei cittadini, minando alla radice il futuro democratico del nostro Paese”.

“In questi anni abbiamo sopportato sacrifici e rinunce pur di garantire ai nostri figli la formazione in cui crediamo – si legge ancora nella lettera -, ma la drammatica crisi in cui è piombato il nostro Paese in seguito alla pandemia ha reso la situazione insostenibile ed un intervento delle Istituzioni non più rinviabile. E alle difficoltà delle famiglie si sono aggiunte quelle (gravi anch’esse) delle scuole paritarie che in alcuni casi rischiano la definitiva chiusura, con gravi ripercussioni sul tessuto sociale del territorio, già sufficientemente provato. Alla nostra voce si aggiunge quella dei dipendenti delle scuole paritarie, (anch’essi firmatari del presente comunicato) che hanno operato una scelta professionale costituzionalmente garantita ma che rischiano di dover pagare a carissimo prezzo la loro libertà, giacché la tenuta delle scuole in cui prestano servizio, già messa a dura prova da una crisi economica che si trascina da anni e da un sistema scolastico penalizzante, è ulteriormente compromessa dall’attuale emergenza”.

“Le nostre scuole – dicono i genitori degli alunni – hanno affrontato questa drammatica fase portando il cuore oltre l’ostacolo, i docenti si sono spesi senza riserve con professionalità e amore, le famiglie hanno fatto tutto ciò che era nelle loro possibilità per pagare le rette scolastiche che le scuole stesse hanno scontato in modo significativo. Ciononostante il Governo si è rivelato irresponsabilmente sordo ed insensibile alle numerose istanze, che pure sono state espresse a gran voce ed in modo accorato, riservando alla scuola risorse risibili e alle pubbliche paritarie un’attenzione poco più che simbolica. Molti enti locali hanno ‘corretto’ questa assurda miopia del Governo promuovendo concrete e corpose iniziative di sostegno alle famiglie e alle scuole, attraverso contributi straordinari, ‘buoni scuola’, detassazioni significative, aiuti concreti al pagamento delle rette scolastiche e soprattutto l’avvio di un serio confronto, libero da pregiudizi e ideologie, che punti a superare in modo sistematico e definitivo l’inspiegabile discriminazione che sono costrette a patire le famiglie che scelgono la scuola paritaria. Purtroppo però, ad oggi, la Regione Puglia ed i comuni del nostro territorio si sono girati dall’altra parte, limitandosi a dichiarazioni di solidarietà e vicinanza. Iniziative modeste e di mera circostanza che non puntano alla soluzione dei problemi ma che servono solo a mettersi la coscienza a posto”.

“Abbiamo sempre sopportato queste illegittime discriminazioni con dignità – si legge in coda alla missiva -, ma oggi i nostri sacrifici non sono più sufficienti e occorre che le istituzioni locali si assumano delle precise responsabilità nei confronti della propria gente. Siamo stanchi della solidarietà e delle pacche sulla spalla, non accettiamo più di essere trattati da cittadini di serie B. Chiediamo alla Regione Puglia, al Comune di Bari e a tutti i Comuni della Città Metropolitana di avviare un confronto immediato, serio e concreto, al fine di promuovere con la massima urgenza ogni iniziativa e provvedimento idoneo ad arginare gli effetti dell’attuale crisi, ma anche a studiare una profonda e definitiva riforma del sistema scolastico locale che promuova finalmente i principi di eguaglianza e la libertà di scelta educativa delle famiglie”.

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