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domenica 11 Aprile 2021
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Scuole chiuse in Puglia, Lopalco risponde ad Azzolina: “Il suo è atteggiamento inutilmente ideologico”

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La decisione del governatore Emiliano di chiudere le scuole di Puglia, l’invito a riaprire da parte della ministra Azzolina e, adesso, la risposta dell’assessore pugliese alla Sanità, Pierluigi Lopalco. L’epidemiologo, così come aveva fatto la ministra, ha reso pubblico il proprio pensiero sui social.

“I contagi” in Puglia “hanno intrapreso un ritmo di crescita esponenziale estremamente preoccupante” e “il numero di casi riportati nelle scuole, apparentemente, rispecchia la fotografia della distribuzione del virus nella popolazione esterna – scrive Lopalco -. In realtà, da quando è partita l’attività didattica ad oggi sono stati segnalati 1.121 casi di positività fra la popolazione di età 6-18 anni, corrispondenti all’11% dei casi totali. Questa percentuale era del 6% nella settimana dal 17 al 22 settembre e dell’8% nella prima settimana di apertura della scuola. L’aumento della proporzione di casi in quella fascia di età è dunque sicuramente contemporaneo alla riapertura della scuola nella nostra Regione”.

“La decisione – spiega Lopalco – presa dalla Regione Puglia di interrompere momentaneamente la didattica in presenza nelle scuole, sofferta quanto necessaria, affonda le sue motivazioni in questioni sia di carattere epidemiologico che pragmatico che vanno tutte nella direzione urgente di mitigare l’impatto della pandemia”. Secondo l’assessore, “essendo la scuola un aggregatore sociale, a prescindere se il contagio avvenga nelle aule o al di fuori di esse, rappresenta comunque un fattore facilitante per la diffusione del virus”. L’epidemiologo, però, assicura che “monitoreremo la situazione costantemente e rivedremo la misura settimanalmente”.

“Le chiedo, onorevole Ministro – conclude Lopalco – invece di avere un atteggiamento inutilmente ideologico nei confronti della didattica in presenza a tutti i costi, di accompagnare l’amministrazione scolastica in un percorso che purtroppo deve modificarsi velocemente in base alle esigenze epidemiologiche di un virus le cui azioni devono essere prevenute e non inseguite. Avrei potuto, da epidemiologo, darle un parere sui banchi a rotelle che hanno monopolizzato il dibattito estivo, o sulla mancata ristrutturazione organizzativa della didattica, quali doppi turni, alternanza di didattica in presenza e distanza, orari di ingresso fortemente differenziati, eccetera. Ma non è mio compito farlo”.


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