Salutando la piazza colma di persone, tra le bandiere sventolanti e con l’inno d’Italia in sottofondo, ha urlato: “Michele Emiliano, guarda Stalingrado…”. Poi ha condiviso il video sui social come ‘cartolina per Michele Emiliano’, ha scritto. Ieri è finita così la giornata a Bari di Giorgia Meloni.
La leader di Fratelli d’Italia, in città per gli ultimi step della campagna elettorale che domenica prossima porterà gli italiani al voto, è tornata inevitabilmente sulla polemica, da lei stessa innescata, dopo le parole del governatore pugliese che, riferendosi alla destra, aveva detto “La Puglia è la Stalingrado d’Italia, qualunque cosa accada da qui non passeranno, gli faremo sputare sangue” (qui la notizia). Una questione che nei giorni scorsi ha attirato anche l’attenzione di Vittorio Sgarbi – critico d’arte, personaggio televisivo e candidato al Senato a Bologna con Noi Moderati – il quale non ha esitato ad affibbiare a Emiliano l’etichetta di fascista (qui il video).
“Emiliano mi ha chiamato difendendo quello che aveva detto e quindi gli ho risposto che non avevamo nulla da dirci – ha spiegato Meloni ieri -. Continuo a considerare vergognose le sue parole. Se le avessi dette io sarebbero arrivati i caschi blu. Questa sarà la Stalingrado d’Italia indipendentemente da come andranno le elezioni, perché a loro di quello che dicono i pugliesi non frega niente, considerano le istituzioni roba loro. Le abbiamo viste le telefonate agli amici e i concorsi ballerini, gestendo la Regione come se fosse cosa vostra. E allora si capisce perché sono così nervosi”.
Tra gli striscioni, nel pubblico, anche quello con su scritto: “Speriamo che sia femmina”. Frase che la leader di Fratelli d’Italia ha commentato dal palco dicendo: “Bellissimo questo striscione”. Salutando la piazza si è detta “pronta a guidare il governo se voi lo deciderete. Un governo di persone libere, orgogliose che amano l’Italia”. Ma ha avvertito: “Non abbiamo ancora vinto niente, il 25 si decide, quindi si combatte fino alla fine, non vi distraete che quegli altri sono militari, il 25 a votare bisogna andarci”.




