Tante testoline spuntano nei boschi murgiani, alla ricerca di rami e foglie per comporre le lettere dell’alfabeto. Le manine spazzolano asini e cavalli, fanno conche di terra nell’orto per veder crescere le carote, mentre pendono dalle labbra di pedagogiste, educatrici e animatori. Bambini che fin dai 2 anni imparano a prendersi cura degli altri esseri viventi e riservare loro quel rispetto che i grandi hanno lasciato finisse in soffitta, in fondo al baule delle cose che vogliono credere non stiano più o non vadano più di moda. Questa è la missione dell’associazione “L’asino che vola” che lavora sul territorio di Altamura dal 2006, dove ha fondato un centro educativo e di attività assistite con gli animali per i bimbi in età prescolare, dai 2 ai 6 anni. Si tratta di una realtà pedagogica che pianta le proprie radici nell’azienda agricola e centro ippico De Bernardis, sposando a pieno l’outdoor education: un approccio che mira a guidare i piccoli in un percorso scolastico e di crescita all’aperto, impartendo loro lezioni didattiche e di vita a contatto diretto con la natura. Siamo nel mese di gennaio, il periodo in cui ogni scuola, di ciascun ordine e grado, propone giornate di “Open Day” per esporre le diverse offerte formative ad alunni e genitori. Eppure “A scuola di asinelli” si distingue anche in questo, informando sui suoi canali social che le loro responsabili sono pronte a un’accoglienza “Every Day”, tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, per mostrare gli ambienti esterni e interni della masseria durante tutto l’anno.
“L’associazione ‘L’asino che vola’ nasce quasi 20 anni fa come progetto di ippoterapia, di interventi assistiti con gli animali, in particolare con asini e cavalli”, spiega Anna Chironna, coordinatrice pedagogica, ai microfoni di Telebari. “Si rivolgeva esclusivamente a bambini provenienti da fasce sociali deboli, con disagio sociale o affetti da disabilità – continua –. Negli anni ci siamo resi conto, però, di quanto stare all’aperto e con gli animali giovasse ai bambini, non solo a livello terapeutico, ma anche educativo, di socializzazione, relazione. Così abbiamo cominciato a proporre delle attività aperte a tutti, come campi estivi e laboratori all’aperto. Più il tempo passava e più noi pedagogiste ci rendevamo conto che sarebbe stato un valore aggiunto fare un ‘asilo nel bosco’, che non era presente all’epoca dalle nostre parti”. Ed è così che sette anni fa è sorta la loro scuola dell’infanzia immersa nella vegetazione. “Oggi abbiamo 40 famiglie che scelgono di dare ai loro figli un’educazione diversa. Gli iscritti sono divisi in due classi, una che accoglie bimbi dai 2 anni ai 3 anni e mezzo, e l’altra dai 4 ai 6 anni”. Va detto che si tratta di offerte formative che negli ultimi anni si stanno diffondendo e consolidando in varie zone della regione Puglia. “Abbiamo formato un comitato regionale di educazione in natura, siamo circa una trentina di realtà dal Gargano al Salento – dice Chironna –. La Puglia due mesi fa ha varato una legge in cui riconosce l’educazione outdoor e adesso con questo comitato andremo in Regione per cercare di capire come delineare quest’approccio e quali devono essere le professionalità impegnate in queste scuole”.
La coordinatrice sottolinea, inoltre, come il progetto segua le direttive ministeriali per la scuola dell’infanzia, fatto che smentirebbe le preoccupazioni di molti in merito alla presunta scarsa preparazione che le lezioni all’aperto offrirebbero ai piccoli in vista della scuola primaria. “Diamo un’impronta didattica ai bambini, li prepariamo a ciò che troveranno alle elementari. Raggiungiamo gli stessi obiettivi, ma con strumenti totalmente diversi. La mattinata comincia con l’accoglienza degli alunni; abbiamo anche dei posti per fare lezione al chiuso, in caso di intemperie o per i periodi molto freddi. La giornata dura dalle 8:30 alle 13:30 e vengono svolti programmi strutturati. Oggi ad esempio svolgiamo una lezione di letteratura per l’infanzia nel bosco, leggendo tutti insieme il libro ‘Il ladro di foglie’. Poi facciamo dei laboratori, raccogliamo foglie e costruiamo dei piccoli manufatti con cui i bambini giocano. Facciamo matematica raccogliendo e sommando pietre e pigne, tutto ciò che troviamo in natura. Oppure dei percorsi motori, perché è molto importante esercitare la motricità. Abbiamo l’orto, a cui ci dedichiamo il giovedì: in quella giornata i bimbi piantano, zappano, raccolgono i frutti della terra con cui poi cuciniamo. Poi ci sono sempre gli animali, asini e cavalli, attività grazie alle quali i bambini capiscono che nella vita non saranno sempre loro i destinatari di attenzioni da parte del genitore o della maestra, ma che devono imparare a prendersi cura dell’ambiente e degli altri”.
La pedagogista spiega che i piccoli vengono spesso guidati in tour nel centro storico di Altamura, come accaduto qualche giorno fa nel percorso che li ha condotti alla scoperta del frumento in un famoso molino artigianale cittadino, fino alla realizzazione del pane nell’antico forno trecentesco “Santa Caterina”. “È giusto che i piccini si guardino intorno: nel molino e nel panificio hanno visto la trasformazione del grano in pane appena sfornato, si sono resi conto di come quella farina si trasformi in prodotto finito, focacce, dolci…”. Basta un sorriso di questi scolari, la loro voglia di mettere le mani in pasta e la felicità con cui si recano in questa scuola per dare alle operatrici dell’associazione l’entusiasmo per continuare quest’avventura. “Ormai abbiamo bambini che sono usciti di qui e frequentano la quarta elementare in normalissime scuole pubbliche – prosegue la coordinatrice –. I loro insegnanti ci confermano che hanno maggiore capacità di problem solving, un pensiero divergente e un’ottima motricità. Per non parlare del fatto che si ammalano molto meno rispetto ai bambini che restano chiusi in classe, dato di fatto sperimentato durante la pandemia. La più grande soddisfazione è vederli sempre sereni. È raro che un bambino venga qui e pianga, piuttosto è il contrario, non vuole tornare a casa. Questo è un grande smacco nei confronti di chi crede si tratti di bimbi troppo vivaci o non abbastanza scolarizzati. La pedagogia contemporanea ci insegna che la scolarizzazione come la intendiamo noi, cioè stare fermi sul banco in auto, non li aiuta affatto, piuttosto ammazza la loro creatività, socialità e intraprendenza”.







