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sabato 29 Gennaio 2022
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Scuola, si torna in classe. La riflessione da mamma: occasioni mancate e promesse disattese

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Preparo il grembiulino, controllo lo zainetto. Tutto è in ordine: merenda, tovaglietta, bavaglino. Domani si torna a scuola, venti giorni interminabili, eppure sono volati. Le scuole dei più piccoli da ieri stanno inviando avvisi alle famiglie: “ecco il modulo da compilare, se volete tenere i bimbi a casa”. Non c’è obbligo scolastico fino a sei anni, quindi la scelta è libera. La paura si diffonde a macchia d’olio, i contagi volano, i genitori (e gli insegnanti) tremano. Eppure, mi chiedo: com’è possibile essere ancora fermi al punto di partenza, quando all’orizzonte dovrebbe scrutarsi il traguardo? Sono passati quasi due anni (due anni!) da marzo 2020, quando il lockdown ha chiuso per la prima volta le scuole. Eppure…eppure le scuole sembrano ancora non avere strumenti di rassicurazione, ma solo fragili appigli da fornire alle famiglie.

La pandemia è pandemia, si dirà. Ma qualcosa in più – forse – poteva essere fatto, come sbandierato. Dove sono le ‘bolle educative’, se poi continuano a formarsi classi da 20/25 bambini, anche in piena emergenza sanitaria, anche piccolissimi (e dunque senza mascherina)? Dov’è la rivoluzione della didattica all’aperto, che avrebbe potuto (almeno a primavera e in estate) prospettare un utilizzo diverso dei giardini, dei cortili, dei luoghi fruibili della città? Dove sono i Toss, i Team degli operatori sociosanitari che avrebbero dovuto gestire il tracciamento di ogni singola scuola? Uno ogni 1500 studenti, recitava una delibera regionale che ora compie un anno esatto: “355 sul totale delle scuole pugliesi, mediamente ognuno con responsabilità di due istituti”. Chi le ha mai viste, queste figure mitologiche? E il trasporto? Parlarne è come sparare sulla Croce rossa.
Qualche soldino è stato investito, ma agli ‘utenti’ (le famiglie) non sembra di vedere realizzato un progetto organico, strutturale, di cambiamento della scuola. Almeno negli aspetti su cui poteva migliorarsi, a prescindere dalla pandemia. I risultati sembrano più che altro frutto della buona volontà dei singoli, non di un cambio di passo ‘universale’. L’occasione c’era, l’abbiamo mancata.
No, non ne usciremo migliori. Ne usciremo uguali a prima, solo più impauriti. Chiudo lo zainetto, incrocio le dita. Domani riparte la giostra.

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