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mercoledì 17 Agosto 2022
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Covid, neonato esce dalla Terapia intensiva di Bari. Il primario: “Qui anche bimbo di due giorni”

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Una settimana in Terapia intensiva e oggi il ritorno nel reparto delle Malattie infettive, finalmente fuori pericolo. Il piccolo guerriero sta vincendo la sua battaglia: a soli trenta giorni di vita ha combattuto contro il Covid con complicazioni polmonari, insieme a un’infezione bronchiolare di diversa natura, e ora segna un altro punto a suo vantaggio.
La buona notizia arriva dall’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. Qualche giorno fa, infatti, si è diffusa la storia di un neonato di trenta giorni ricoverato nella Terapia intensiva dedicata ai pazienti Covid in condizioni allarmanti. “Il secondo bimbo più piccolo da inizio del 2021 – spiega Leonardo Milella, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione del pediatrico – Nell’ultimo anno abbiamo accolto una ventina di bambini, uno addirittura di appena due giorni. La situazione è peggiorata negli ultimi tre mesi, a causa della variante Omicron”.

L’ultimo paziente in Intensiva è stato il piccolo guerriero di un mese, che ha visto peggiorare la capacità funzionale respiratoria causa Covid ed è stato trattato con supporto adeguato e terapia farmacologica (“in primis eparina in infusione continua per sette giorni”, dice Milella). Oggi il rientro nel reparto di provenienza, dopo che il peggio è passato. “Stiamo vedendo moltiplicare i bambini in Terapia intensiva – racconta Milella – Anche loro sono molto a rischio, ma per fortuna rispondono adeguatamente: dei piccoli pazienti da rianimazione di terzo livello che abbiamo trattato, nessuno ha infatti riportato conseguenze pesanti o danni gravi. Grande merito va dato ai vaccini, che per fortuna stanno proteggendo anche i piccoli da 5 a 11 anni”. Il messaggio di Milella vuole rassicurare le famiglie pugliesi. “Il Giovanni XXIII ha una terapia intensiva dedicata al Covid con due postazioni complete e all’avanguardia – precisa Milella – Siamo centro Covid neonatale unico nel sud Italia, e negli ultimi sei mesi abbiamo accolto decine di pazienti da zero a sedici anni, moltissimi colpiti da virus sinciziale”.

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