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lunedì 16 Maggio 2022
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“Niente epidurale senza molecolare”, la denuncia della neomamma. Smentita Di Venere: “Il tampone non c’entra”

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“Ho deciso di raccontare questa brutta avventura per far sì che altre donne non subiscano quello che ho subito io”. A parlare è Maria, 38 anni, neomamma di Antonio, nato nel pomeriggio di venerdì all’ospedale Di Venere di Carbonara. Maria, che nella vita fa l’infermiera, è mamma di altre due bimbe: Silvia, di due anni e mezzo, e la più piccola Irene, di 18 mesi. Entrambe sono venute al mondo al Di Venere con partoanalgesia: parto indolore, con epidurale. Questa volta, però, non è stato possibile. “Sento di aver subito una violenza – denuncia -. Sono ancora traumatizzata. Psicologicamente e fisicamente”.

“Come previsto dalla gravidanza a termine – racconta – alla 38esima settimana ho iniziato il percorso per il parto indolore con una serie di accertamenti ed esami, compresa la visita preanestesiologica con l’anestesista. Era tutto pronto”. Venerdì mattina, alla 39esima settimana più 5 giorni, arrivano i primi dolori. Maria arriva al Pronto Soccorso intorno alle 14. Tampone antigenico per l’accesso, esito negativo e via libera per il tracciato e la visita, che certifica una dilatazione di 2,5 centimetri. Quindi il molecolare per l’accesso al reparto, come da protocollo Covid.

“Per l’esito del molecolare ci vuole tempo, mi dicono. E già qui sottolineano che senza certificata negatività al test non avrei potuto fare l’epidurale – dice Maria -. Quindi incrocio le dita e decido di rientrare a casa per prendere alcune cose in vista del ricovero, ma i dolori aumentano e devo tornare di corsa in Pronto Soccorso: la dilatazione era arrivata a 4 centimetri. A questo punto mi portano al sesto piano. Il risultato del molecolare non è ancora arrivato e mi dicono nuovamente che, in questo caso, in sala possono entrare solo ostetrica ed eventualmente un medico. Non l’anestesista. E che dunque non potrò fare l’epidurale. È stato orribile, un incubo. Ho partorito quasi alle 20. Il risultato del molecolare è arrivato forse alle 22, quando poi mi hanno portato in stanza”.

Niente epidurale senza esito del tampone, quindi, nella sua ricostruzione. “Me lo hanno detto a chiare lettere – ribadisce Maria -. Prima l’ostetrica del Pronto Soccorso Ginecologico. Poi l’altra ostetrica, al sesto piano, in sala parto. In sala, per un attimo, è anche entrato un anestesista. L’ostetrica l’ha subito stoppato: non abbiamo il risultato del tampone, gli ha detto. E non capisco il motivo per il quale, nella stessa stanza e con i DPI del caso, senza l’esito negativo del molecolare l’ostetrica ed eventualmente un medico possono entrare, mentre l’anestesista categoricamente no. È davvero un’ingiustizia”.

Fin qui la versione della neomamma. Per l’ospedale, invece, le cose sono andate diversamente e tra l’epidurale non fatta e l’esito del tampone molecolare non ci sarebbe alcun nesso. “Al termine di una verifica interna all’ospedale di Venere, eseguita dal professor Mario Vicino, direttore della Ostetricia e Ginecologia, e contestualmente dal responsabile della Rianimazione del presidio ospedaliero, dottor Claudio Petrillo – dicono dalla Asl, interpellata sul caso – è stato accertato che la paziente, oggetto della vostra segnalazione, in data 21 gennaio, non ha potuto accedere alla partoanalgesia in quanto arrivata in sala parto alle 17.40 con una dilatazione pari a 6 centimetri, quindi prossima alla espulsione del feto, incompatibile con l’indicazione a procedere alla anestesia, procedura che richiede una preparazione e tempi adeguati, per giunta controindicata in una situazione del genere, nella tutela della salute della partoriente”.

“I sanitari hanno inoltre accertato che la paziente nella stessa giornata di venerdì ha deciso in autonomia di rientrare al proprio domicilio – continuano dalla Asl -, successivamente a un primo accesso all’ospedale registrato e documentato alle ore 15 con l’effettuazione del doppio tampone antigenico e molecolare. Al contrario di quanto denunciato dalla donna, il tampone molecolare, né tanto meno il suo esito, hanno alcuna relazione clinica con l’esecuzione o meno della partoanalgesia”.

Rispetto all’accaduto, la denuncia della signora Maria è chiara. La risposta del Di Venere, anche. Le due ricostruzioni sono evidentemente divergenti, ma il messaggio per le neomamme è comune e senza equivoci: l’esito del tampone molecolare non può e non deve influire sulle pratiche del parto.

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