Imposte evase per 20 anni dal 2000 al 2020, tra Irpef ed Iva, con la richiesta ai propri clienti di pagamenti dei compensi professionali in contanti senza dichiarali al Fisco. Un’evasione in totale di oltre sei milioni di euro. È quanto hanno accertato i finanzieri di Bari che hanno eseguito un sequestro preventivo di beni per 4,3 milioni di euro, nei confronti dell’avvocato Gianfranco Chiariello, tra contanti, rapporti finanziari e immobili. Un ‘attività investigativa, coordinata dalla Procura di Bari finalizzata, viene precisato in una nota della Guardia di finanza, “alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale del ‘proposto’ e all’individuazione degli ‘asset’ patrimoniali e finanziari riconducibili al medesimo e ai componenti del proprio nucleo familiare di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati”.
Il mancato pagamento di Irpef e Iva sarebbe emersa anche in seguito, ritengono gli investigatori, alle dichiarazioni rese dall’avvocato in sede di interrogatorio di garanzia, espletato a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dal gip del Tribunale di Lecce nell’ambito di un altro procedimento penale in cui il professionista, insieme ad altri soggetti, era stato indagato per varie ipotesi di corruzione in atti giudiziari, insieme tra gli altri all’ex gip Giuseppe De Benedictis. In tale occasione Chiariello si era attribuito la paternità della somma di oltre un milione di euro scoperta nell’abitazione del figlio. Anche diversi collaboratori di giustizia, clienti dello stesso avvocato, hanno “tutti riferito della prassi del professionista di ricevere somme in contanti”. A Chiariello, nell’ambito di un altro procedimento per dichiarazione infedele, erano stati già sequestrati circa 3 milioni di euro.








