Frode nelle pubbliche forniture, truffa e gestione illecita di rifiuti. Sono questi i reati contestati dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine lunga e articolata, avviata nell’ottobre del 2021, sulla costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta: inchiesta che nelle scorse ore ha portato all’esecuzione, da parte dei finanzieri, di diverse misure cautelari, personali e reali, contenute all’interno di un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Trani.
Le misure cautelari personali sono state disposte nei confronti del rappresentante legale della società fornitrice di materiale lapideo per i lavori di “messa in sicurezza” del porto commerciale, 45enne di Trani sottoposto agli arresti domiciliari, del direttore operativo dell’ufficio della direzione dei lavori, 50enne di Castellana Grotte, e di un 54enne dirigente comunale responsabile del procedimento, per i quali è scattata invece la sospensione dall’esercizio di pubblici uffici e servizi unitamente al divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale per il tempo massimo consentito dalla legge.
Con la stessa ordinanza emessa dal Gip, inoltre, è stato disposto nei confronti di due società (fornitrice e subappaltatrice del materiale lapideo) e del rappresentane legale di una di esse il sequestro, funzionale alla confisca, del profitto dei reati contestati, quantificato complessivamente in 250mila euro, eseguito su beni e disponibilità finanziarie. Sempre il Gip, infine, ha disposto anche il sequestro impeditivo delle aziende e delle quote societarie delle due società coinvolte nell’indagine, il cui attivo patrimoniale complessivo è stato stimato in circa 10 milioni di euro.
“L’inchiesta – spiegano dalla Guardia di Finanza – ha messo in luce un collaudato sistema di frode nell’ambito dell’opera di completamento del molo di sopraflutto”. Si tratta in sostanza della diga a gettata per proteggere il bacino portuale, consistente nella posa di più strati in blocchi, naturali o artificiali. I materiali richiesti dovevano essere chimicamente inalterabili e meccanicamente resistenti, compatti e con un elevato peso specifico (era prevista la fornitura e posa in opera di circa 106 tonnellate di materiale da cava, dei quali circa il 60% costituito da tout-venant necessario per la costruzione del nucleo e il restante 40% da massi in scogliera).
Nell’indagine, invece, è stato accertato che anziché fornire il materiale previsto dal capitolato speciale d’appalto, per la costruzione del molo di sopraflutto è stato utilizzato materiale riveniente da scavi eseguiti su terreni privati, materiale vegetale nonché materiale di dubbia provenienza, “incluso materiale qualificato nella ordinanza cautelare, anche sulla base degli esiti di specifica consulenza tecnica – specificano dalla Finanza – come rifiuto speciale”. Il tutto, anche attraverso l’ausilio di documenti di trasporto falsi. “Il materiale illecitamente impiegato sarebbe pari a circa 40mila tonnellate”.
“Le investigazioni hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza – proseguono dalle Fiamme Gialle – sulla base dei quali sono state iscritte nel registro degli indagati complessivamente nove persone fisiche (tra le quali, oltre i destinatari dell’ordinanza, il direttore dei lavori, il direttore del cantiere ed il capocantiere) e le suindicate società, prive di un modello di organizzazione idoneo a prevenire la commissione di reati previsto dal decreto legislativo numero 231 del 2001”.
Numerosi gli elementi probatori acquisiti, anche video, che hanno finora consentito di ritenere le operazioni di carico dei materiali non conformi sui camion e il loro conferimento all’interno del cantiere del nuovo porto. “Ulteriore conferma, in tal senso – aggiungono dalla Guardia di Finanza – è stata acquisita dalle conversazioni telefoniche intercettate”. Telefonate da cui emergerebbe l’utilizzo e il conferimento di terra al posto del materiale del capitolato. Gli indagati, durante alcune telefonate, avrebbero anche sottolineato le lamentele di terzi rispetto al “colore rosso dello specchio d’acqua limitrofo ai lavori” e infine si sarebbero anche adoperati “fattivamente per cercare di occultare le prove che potevano condurre alle loro responsabilità”.







