I Finanzieri e i Carabinieri di Putignano stanno dando esecuzione, nelle province di Bari e Roma, a un decreto di sequestro preventivo di beni immobili, disponibilità finanziarie e crediti, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro, nei confronti di una società e tre persone a vario titolo coinvolte nelle indagini. In dettaglio, i tre sono indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato e autoriciclaggio mentre la società per l’illecito amministrativo ex D.Lgs. 231/2001 dipendente dalla truffa aggravata contestata alle persone fisiche.
Le complesse indagini hanno permesso di disvelare un articolato sistema di frode – spiega la Finanza – finalizzato all’indebito utilizzo delle misure agevolative previste per gli interventi edilizi del “Decreto Rilancio”, con particolare riferimento ai Superbonus” ed “Ecobonus”. La legislazione in argomento prevede, tra l’altro, “la possibilità di acquisire crediti d’imposta cedibili a terzi e utilizzabili in compensazione, ovvero monetizzabili presso istituti di credito ed altri gruppi di acquisto”. In particolare, grazie alle indagini tecniche disposte dal Pm inquirente ed eseguite congiuntamente dalle due Forze di Polizia, è stato individuato un circuito fraudolento che graviterebbe, in particolare, intorno alla figura di due degli indagati, i quali avrebbero costituito e gestito, di fatto, una società edile putignanese – amministrata da un prestanome – che avrebbe emesso fatture per lavori edili mai effettuati in danno di ignari contribuenti, creando così i presupposti per la generazione di ingenti crediti fiscali fittizi ottenuti grazie al meccanismo del cosiddetto “sconto in fattura”. Parte dei crediti così ottenuti dalla società sono stati, poi, ceduti ad altre due società di capitali (con sede nelle province di Bari e Venezia), a prezzi notevolmente scontati rispetto al loro valore nominale, e utilizzati in compensazione, con i modelli F24, di debiti di natura tributaria e/o previdenziale.
Dagli accertamenti è emerso che i gestori della società edile di Putignano, dopo aver ottenuto la sottoscrizione dei proprietari degli immobili sul contratto d’appalto per l’esecuzione dei lavori, hanno provveduto a copiarla digitalmente per poi incollarla su tutti i documenti necessari a generare il credito d’imposta (comunicazioni all’Agenzia delle entrate, comunicazione fini lavori), da qui il nome dell’operazione di carabinieri e forze dell’ordine denominata ‘Copia e incolla’. Nella presunta frode sarebbero coinvolti diversi tecnici che avrebbero riconosciuto la validità dei lavori, e contabili che avrebbero apposto il visto di conformità sui documenti inviati all’Agenzia delle entrate. E’ inoltre indagato per favoreggiamento personale, informa una nota della Guardia di finanza, anche il “tenutario delle scritture contabili della società edile per aver aiutato gli amministratori di fatto a eludere le investigazioni dell’autorità giudiziaria”. Il sequestro disposto dal gip del tribunale di Bari ha interessato tra l’altro anche il cassetto fiscale dell’impresa, con il congelamento e successivo sequestro dei crediti d’imposta. In questo modo, ritengono gli investigatori, “è stata impedita l’introduzione e la circolazione nel circuito economico legale di crediti di imposta indebiti utilizzabili in compensazione o cedibili a terzi”.
E’ stato effettuato un riscontro dai Carabinieri presso 90 immobili interessati dai lavori edili di ristrutturazione (nelle Provincie di Bari, Lecce e Potenza), con contestuale escussione in atti dei relativi proprietari.








