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Home » Cronaca » Dai tombaroli ai corrieri, 32 indagati per traffico di reperti archeologici: basi operative in Puglia e ‘casa d’asta’ ad Anversa

Dai tombaroli ai corrieri, 32 indagati per traffico di reperti archeologici: basi operative in Puglia e ‘casa d’asta’ ad Anversa

diLa Redazione
4 Dicembre 2024
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I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Bari hanno eseguito in varie località della Puglia e del Lazio, con la collaborazione dei comandi provinciali, un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale di Bari su richiesta dalla Procura nei confronti di 4 persone a vario titolo ritenute responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione ed esportazione illecita di reperti archeologici e numismatici. Sono 32 in tutto gli indagati. L’ordinanza scaturisce dall’inchiesta denominata Art Sharing, avviata nel 2020 dal Nucleo TPC di Bari, che ha portato alla disarticolazione di un presunto sodalizio criminoso dedito allo scavo clandestino, operato da tombaroli e trafugatori esperti, per l’impossessamento illecito e furto di beni culturali appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato e alla conseguente ricettazione ed esportazione illecita.

In particolare, l’intero traffico di reperti archeologici veniva gestito attraverso una fantomatica casa d’aste denominata “Costa ‘s Gallery”, con sede ad Anversa (Belgio), riconducibile a due dei destinatari delle misure cautelari, che proponeva la vendita dei beni prevalentemente apuli ed etruschi, illecitamente trafugati da aree archeologiche dell’Italia centro-meridionale, a gallerie e case d’asta in vari paesi europei ed americani. Il sodalizio aveva basi operative nelle province di Bari, Bat e Foggia e con diramazioni nel Lazio, Emilia Romagna, Repubblica di San Marino, nonché in Belgio e Spagna. Tra gli oggetti recuperati (circa trecento) figurano vasi ceramici con decorazioni (in particolare due Hydria a figure rosse, tre Kylix a vernice nera, due Lekanis a figure rosse, una Oinochòe a bocca trilobata), oltre duecento monete in argento e bronzo di varie epoche, molte coniate da zecche dell’antica Puglia, un sarcofago di marmo risalente all’epoca romana imperiale rinvenuto in Belgio e quindici sculture etrusche rinvenute in Spagna, unitamente ad altri reperti ceramici risalenti al V-III sec. a.C. di provenienza italiana.

Il sodalizio criminoso dedito allo scavo clandestino era operato da tombaroli e trafugatori esperti, oltre che da altre figure che si occupavano dell’impossessamento illecito e furto di beni culturali appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato, della conseguente ricettazione tramite uno stabile canale di approvvigionamento illecito e di una consolidata rete logistica finalizzata all’occultamento, alla determinazione del valore, alla predisposizione di documentazione accompagnatoria per l’attribuzione di un’apparente lecita provenienza dei beni, nonché del trasporto mediante mezzi idonei (autoveicoli appositamente predisposti e corrieri professionisti) e strategiche comunicazioni atte a eludere eventuali investigazioni (canali telematici anziché telefonici, utilizzo di un linguaggio criptico e false identità personali). Garantita anche la successiva uscita ed esportazione illecita dal territorio italiano, potendo contare sulla stabile disponibilità all’acquisto da parte di soggetti, anche stranieri, a vario titolo coinvolti nella catena della ricettazione.

L’inchiesta, sviluppata anche sul piano internazionale, è stata supportata da attività tecniche, dinamiche e telematiche, che hanno consentito di individuare l’intera filiera tipica della classica struttura organizzativa dedita al traffico internazionale di beni archeologici, spiegano i Carabinieri. Infatti, è stata contestata anche l’aggravante della transnazionalità. Di rilevante importanza per lo sviluppo estero dell’indagine – dicono ancora i Carabinieri – è stata l’azione sinergica operata dalla magistratura barese con quelle dei paesi esteri interessati che, grazie al coordinamento di Eurojust, ha permesso – in attuazione di più Ordini Europei d’Indagine (O.E.I.) – lo svolgimento di attività investigative in Belgio, Germania, Spagna e Austria, con l’esecuzione di perquisizioni che hanno portato al rinvenimento e conseguente sequestro di preziose testimonianze storico-archeologiche del patrimonio italiano. Nel contesto estero, inoltre, è stata data esecuzione a tre Rogatorie Internazionali (due in Svizzera e una nella Repubblica di San Marino), anch’esse concluse con l’individuazione di beni attestabili al patrimonio culturale dello Stato italiano. Nel corso delle investigazioni sono state eseguite perquisizioni all’estero, con la collaborazione della Guardia Civil spagnola, della Polizia Federale belga e di quella svizzera, a Granada, Valencia, Bruxelles e Lugano, che hanno consentito il sequestro di importanti reperti archeologici acquistati presso la “inesistente” casa d’aste, che inviava i preziosi manufatti avvalendosi della rete logistica di spedizione creata per lo scopo illecito.

 

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