Un vero e proprio arsenale è stato trovato ieri sera la polizia nella ferramenta gestita da Camillo Giannattasio, l’uomo arrestato ieri dalla polizia dopo la fuga e i conflitti a fuoco nelle campagne di Grottaglie che sono costati la vita al brigadiere capo Carlo Legrottaglie e al complice di Giannattasio, Michele Mastropietro, 59enne di Carosino con precedenti penali. La polizia ha rinvenuto nel negozio una serie di armi, tra cui una pistola Beretta calibro 9×21 con matricola cancellata, due fucili a canne mozzate, pistole a salve, una lanciarazzi, coltelli, un quantitativo di munizioni e diversi telefoni cellulari, ora al vaglio degli inquirenti. L’udienza di convalida è stata fissata per domani alle 9.45 nel carcere di Taranto. La Procura di Brindisi mantiene la titolarità dell’indagine sull’omicidio del militare. Sono in corso approfondimenti sull’origine delle armi e sul possibile coinvolgimento dell’arrestato in attività criminali più ampie.
Intanto questa mattina Giannattasio ha chiesto di essere sottoposto al test dello stub, che consente di verificare l’eventuale presenza di residui di polvere da sparo sulle mani di un sospettato. L’uomo, fino a ieri incensurato, era in fuga insieme a Mastropietro dopo l’uccisione del brigadiere capo Legrottaglie, avvenuto nella mattinata di ieri a Francavilla Fontana (Brindisi) durante un controllo.
A quanto si è appreso il test dello stub non è stato disposto in quanto gli inquirenti al momento non lo ritengono necessario. L’avv. Luigi Danucci, difensore di Gianattasio, ha fatto mettere a verbale la richiesta del suo assistito. Il 67enne attualmente è in stato di fermo per detenzione illegale di armi e munizioni.








