Estorsioni aggravate dal metodo mafioso, vendita e porto illegale in luogo pubblico di armi e munizioni da guerra, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, soprattutto hashish e cocaina. Sono le accuse contestate a vario titolo, nell’ambito di una inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, a un gruppo criminale operante nel nord barese. Gli arrestati sono 17 (8 in carcere e 9 ai domiciliari), mentre per altre due persone è stato disposto l’obbligo di dimora. L’operazione, denominata Diomede, è stata condotta dai carabinieri dei comandi provinciali di Barletta-Andria-Trani e Foggia. Tra gli indagati vi sono due donne. Sono tutti di Canosa tranne uno che è di Bari e sono tutti considerati vicini al gruppo criminale Boccuto. Secondo l’accusa avrebbero anche sottoposto a violente estorsioni gli operatori che arrivavano in paese per montare le giostre del luna park.
L’inchiesta è stata avviata nell’aprile 2022 ed è andata avanti fino al novembre dell’anno successivo. A dare il via agli accertamenti investigativi, un arresto eseguito in flagranza a carico di un uomo e il contestuale sequestro di hashish, cocaina, armi clandestine e munizionamento da guerra. Sono stati più di 150 i carabinieri impegnati nell’operazione possibile con il supporto di unità cinofili e lo squadrone Cacciatori di Puglia.
Sono stati svelati i legami dell’organizzazione criminale con uno dei più temuti clan foggiani, quello dei Sinesi-Francavilla. Si praticavano anche riti di affiliazione, ed è stato acclarato il legame con il clan barese Strisciuglio che garantiva il rifortimento di armi, anche da guerra. Al vertice dell’organizzazione il 34enne Daniele Boccuto, recluso nel carcere di Siracusa per omicidio, dispersione di cadavere, spaccio di stupefacenti, estorsione, detenzione e porto di armi: da lì manteneva la direzione del clan, impartendo ordini ai sodali. A proposito delle armi, uno degli arrestati, per vandarsi della disponibilità, diceva anche “avrebbe potuto allearsi con Putin”. Fra quelle in possesso del gruppo criminale un Ak45 con 4 caricatori, un Ak47 con 2 caricatori, un fucile calibro 32 con 2 caricatori, un fucile a pompa calibro 12 e 1.000 proiettili.
I carabinieri hanno anche svelato la pianificazione e la messa in atto di attività estorsive nei confronti di alcuni giostrai arrivati a Canosa per la festa patronale, dieci anni fa. In quell’occasione, furono esplosi 53 colpi di kalashnikov verso alcune giostre, nonostante ci fossero tante persone che affollavano il luna park. Gli indagati, secondo le indagini, avrebbero usato “la forza intimidatrice del capo clan” per costringere i giostrai a pagare somme pari a 1.500 euro e a fornire più di mille blocchetti di biglietti relativi alle giostre. Le indagini hanno anche permesso di accertare il coinvolgimento, tra il 2014 e il 2016, di alcuni degli indagati in delitti efferati, come un caso di lupara bianca.
L’organizzazione prevedeva l’affiliazione in stile mafioso con la recita della “favella”, una filastrocca imparata a memoria che segnava l’ingresso tra le fila dei sodali. Gli inquirenti parlano di “liturgia camorristica”, facendo riferimento al “favellante” che avrebbe ripetuto la filastrocca in occasione della celebrazione del rito dinanzi a una immagine sacra e al padrino: il 34enne recluso in Sicilia. Sarebbe stato lui a “battezzare” gli associati che avrebbero poi dovuto dimostrargli affidabilità, spirito di sacrificio e sentimento di appartenenza. Come avrebbe fatto il braccio destro di Boccuto, Andrea Di Gennaro, 25 anni appena e contatti con i Sinesi-Francavilla di Foggia.
Gli appartenenti al gruppo criminale operavano soprattutto nel centro storico e nella zona 167 di Canosa, controllavano assiduamente le zone di spaccio e organizzavano anche azioni di sangue nei confronti di gruppi antagonisti. Avevano una struttura gerarchica e piramidale, i proventi dello spaccio – circa tremila euro al giorno – finivano in una cassa comune, e gli spacciatori usavano un linguaggio criptico con gli acquirenti, per poter conscenare la droga. Gli stupefacenti venivano acquistati in grossi quantitativi da Cerignola e Bari, per poi essere smerciati sulle piazze controllate. Sono stati sequestrati anche un chilo di droga (cocaina e hashish) e una piantagione di marijuana, una doppietta di provenienza illecita e un’auto rubata, tre pistole con circa 100 proiettili e 100 cartucce a pallettoni per fucile.







