Ha chiesto di accedere a riti alternativi, la maggior parte dei 67 imputati nel processo dinanzi alla gup del tribunale di Bari Ilaria Casu, accusati di aver controllato lo spaccio di droga a Noicattaro, ma anche nei vicini comuni di Triggiano, Gioia del Colle e Bari: in tutto ben 52 persone (tra abbreviato secco e condizionato), tra le quali lo stesso boss Giuseppe Misceo, detto ‘Il fantasma’. Altri 5 hanno chiesto il patteggiamento, in 10 hanno preferito il rito ordinario.
Le indagini, coordinate dal pm antimafia Fabio Buquicchio, sono state condotte dal Gico della Guardia di finanza e dai carabinieri, che eseguirono quattro arresti per un duplice tentato omicidio commesso a Noicattaro nel 2021. Un agguato, come è stato ricostruito dalle indagini, che si inserisce nelle frizioni tra il clan Misceo e il clan rivale Annoscia per il controllo dello spaccio sul Comune di Noicattaro e del quale risponde in qualità di mandante Giuseppe Annoscia. Di questo e di tanto altro ha parlato il neo collaboratore di giustizia Giuseppe Patruno, affiliato al clan Misceo con il grado di ‘terza’, ma “promesso di quinta”, come lui stesso ha spiegato al pm Buquicchio: “I suoi sodali non avrebbero mai agito senza metterlo a conoscenza”, ha chiarito. Ha poi elencato ruoli e spiegato dinamiche, in particolare i legami affaristici con il clan Palermiti del quartiere Japigia di Bari, rivelato nascondigli di armi e, tra l’altro, ha svelato come le donne dei detenuti riescono a recapitare in carcere le schede telefoniche, nascondendole sotto i francobolli delle lettere inviate. E ancora, Patruno ha confermato che gli ordini arrivano dal carcere grazie all’utilizzo di telefonini criptati con la tecnologia Sky ECC. Nell’udienza di oggi ha chiesto di costituirsi parte civile il ministero dell’Interno. Si torna in aula per la discussione degli abbreviati il 15 dicembre prossimo.







