Uno squarcio sul clan Strisciuglio, sulle operazioni dei suoi membri e sui riti di affiliazione. È quanto hanno scoperto i carabinieri in questi anni di indagini, che hanno portato questa mattina ad una maxi operazione alle prime luci dell’alba. Operazione simultanea in più città per i carabinieri, entrati in azione a Bari, Triggiano e negli istituti penitenziari di Lecce, Trani, Larino (CB), Napoli, Lanciano (CH), San Gimignano (SI) e Viterbo dove hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 12 soggetti, “gravemente indiziati a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione aggravate, porto e detenzione di armi da sparo clandestine e da guerra, ricettazione, lesioni personali aggravate, accensioni ed esplosioni pericolose, reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose”. Gli arrestati sono Marco Latrofa, Nicola Schingaro, Nicola Cassano, Luigi Damiani, Marco Siciliani, Michele Annoscia, Gianluca Losurdo, Domenico Di Bari, Cosimo Damiano Fraddosio, Giacomo Stea, Marco Atzori, Luca Pisani e Giuseppe Franco.
L’indagine, denominata “Lockdown” e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bari San Paolo, con il coordinamento della DDA di Bari, da settembre del 2019 a maggio del 2023 è un approfondimento dell’inchiesta “Vortice – Maestrale” e fotografa le attività della consorteria criminale “Strisciuglio” nel quartiere San Paolo di Bari.
Le indagini hanno permesso di scoprire l’operatività in quegli anni nel quartiere San Paolo degli “Strisciuglio”, delineandone gli assetti organizzativi, i ruoli ricoperti dai singoli sodali, “battezzati” con riti di affiliazione, le dinamiche criminali interne alla compagine e le numerose attività illecite commesse dagli stessi per il predominio del territorio in particolare il traffico di stupefacenti e le estorsioni imposte ai cantieri, pena l’interruzione dei lavori.
Sono stati anche rinvenuti manoscritti in cui erano specificati e riportati i riti di affiliazione necessari per entrare a far parte della “società camorristica”, formule, rituali e giuramenti della consorteria mafiosa.
Nei mesi in cui vigevano le limitazioni di spostamento a causa della diffusione del covid-19 è stato possibile immortalare veri e propri summit di mafia sotto i portici dei complessi di edilizia popolare, roccaforte del clan, nel corso dei quali venivano prese le decisioni per compiere atti intimidatori, pestaggi e sparatorie. Emblematici a tal proposito sono gli attriti sorti con appartenenti alla famiglia “Vavalle”, storica antagonista degli “Strisciuglio” nel rione San Paolo culminati, nel marzo 2020, nell’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la porta di un bar della zona, all’indirizzo di un’autovettura e di una macelleria.
Secondo l’accusa il clan gestiva un imponente traffico di sostanze stupefacenti, avvalendosi di luoghi di stoccaggio abilmente occultati e talvolta riconducibili a insospettabili, comunemente definiti “cupe”, in cui sono stati rinvenuti ingenti quantitativi di stupefacente, armi clandestine e da guerra, munizionamento e denaro contante; su alcune banconote sequestrate erano anche riportati a penna i nomi degli affiliati ai quali le stesse dovevano essere consegnate come sostentamento. I proventi delle attività illecite, che confluivano in una cassa comune, erano invero utilizzati per l’acquisto di partite di droga da immettere nelle piazze di spaccio, per l’assistenza legale dei sodali tratti in arresto e per il sostentamento dei detenuti e dei loro familiari, anche per farli desistere da eventuali propositi di collaborare con la giustizia o di transitare in clan rivali.
Proprio dagli istituti di pena, i vertici del gruppo criminale detenuti riuscivano, non solo attraverso le “ambasciate” comunicate all’esterno per il tramite di familiari, ma anche in via diretta tramite cellulari detenuti illegalmente, a impartire disposizioni agli affiliati liberi e a essere, da questi ultimi, quotidianamente aggiornati sulle dinamiche criminali.
I referenti principali del clan, del quale è stato ricostruito un ben definito schema organizzativo di tipo piramidale, con regole precise e condivise, si riunivano ogni sabato per effettuare la contabilità ripartendosi i proventi, derivanti da tutti gli affari illeciti.







