Un cittadino residente nel Foggiano è finito nel mirino della Guardia di Finanza per aver messo in piedi un sistema molto astuto per guadagnare grandi somme con le monete digitali (criptovalute), nascondendo tutto al fisco. Le autorità hanno sequestrato beni per un valore di oltre 650.000 euro.
Com’era organizzato il sistema
Le indagini hanno svelato un’architettura finanziaria complessa. L’uomo non si limitava a comprare e vendere Bitcoin. L’uomo operava su diversi wallet di criptovalute e utilizzava frazioni di esse (chiamate Satoshi), rendendole pezzi unici e rari. In questo modo riusciva a rivenderle a prezzi molto più alti del loro valore reale, ottenendo guadagni enormi.
Per non farsi scoprire, usava dei software speciali chiamati “mixer”, che servono a rimescolare i passaggi di denaro digitale per renderli anonimi e impossibili da tracciare, proprio come se si cercasse di far perdere le proprie impronte digitali.
Una vita nel lusso
Nonostante i grandi guadagni, l’indagato non dichiarava nulla allo Stato. Anzi, con i soldi guadagnati illegalmente aveva acquistato una casa di pregio, un’auto di grossa cilindrata e altre monete digitali per aumentare il patrimonio.
La cosa più grave emersa dalle indagini è che, mentre accumulava questa fortuna, l’uomo riceveva regolarmente aiuti dallo Stato destinati a chi è in difficoltà economica, come il Reddito di Cittadinanza, il Reddito di Emergenza e l’Assegno di Inclusione.
“Una frode molto articolata che rappresenta un unicum in Europa”. L’ha descritta così il maggiore Francesco Venditti del nucleo speciale frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, il sistema di evasione fiscale con criptovalute scoperto. “Adottando una metafora – ha spiegato ancora Venditti – come se noi segnassimo su una moneta da un euro la firma magari di un famoso attore. Ci sarà sempre qualcuno disposto a pagare 5/10/100 euro per avere quella moneta da un euro perchè c’è la firma dell’attore famoso. Allo stesso modo, l’indagato aveva iscritto su questi satoshi delle immagini che aveva rivenduto a prezzi maggiorati omettendo di dichiarare al fisco plusvalenze abbastanza ingenti”.








