Nei primi giorni di aprile il blitz al porto di Trani, dove era stato accertato che diversi operatori ‘pulivano’ il pesce con l’acqua inquinata del bacino portuale, prima di venderlo, per poi gettare in mare gli scarti in violazione di tutte le norme igieniche e ambientali. Diversi sequestri e otto denunce, in quella circostanza. Oggi, due mesi dopo quella operazione, i carabinieri sono tornati sul posto – insieme ai tecnici specializzati del SIAN (Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione) della ASL – per prelevare campioni sia del prodotto ittico sia dell’acqua utilizzata a bordo dai pescatori per l’uso domestico e il lavaggio dei prodotti, al fine di verificare l’auspicabile cambio di rotta degli operatori e accertare l’eventuale presenza di sostanze contaminanti o comunque nocive per la salute pubblica.
“Il bilancio complessivo dei controlli è da considerarsi ampiamente favorevole sul piano igienico-sanitario e della salubrità generale – spiegano i carabinieri -. Infatti, su quattro pescherecci sottoposti a ispezione, tre sono risultati perfettamente in regola con tutte le disposizioni vigenti. Presso un solo peschereccio sono invece emerse criticità relative non alla contaminazione delle acque o a problemi sanitari, bensì all’origine commerciale del prodotto. È stato infatti accertato che il pesce esposto non proveniva dall’attività di cattura diretta dell’imbarcazione, ma era stato precedentemente acquistato presso un mercato ittico all’ingrosso. Alla luce di tali risultanze, a carico dell’armatore del peschereccio non in regola si procederà per via penale in ordine al reato di frode in commercio, provvedendo contestualmente al sequestro giudiziario del prodotto ittico non conforme”.








