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Popolare di Bari, nuovo arresto per Gianluca Jacobini: ai domiciliari nell’inchiesta sul crac Fusillo

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La Guardia di Finanza di Bari ha arrestato, con concessione dei domiciliari, per concorso in bancarotta fraudolenta, Gianluca Jacobini, ex condirettore generale della Banca Popolare di Bari, e ha notificato un provvedimento di interdizione per il padre Marco Jacobini, ex presidente dell’istituto di credito barese. L’inchiesta riguarda il fallimento di alcune società del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci.

Gianluca Jacobini torna così in detenzione dopo poco più di due mesi. L’8 luglio era stata revocata a lui e al padre Marco la precedente misura cautelare disposta nell’ambito del procedimento sul crac della Banca Popolare di Bari, nel quale sono accusati di falso in bilancio, falso in prospetto, false comunicazioni sociali e ostacolo alla vigilanza.

Nell’inchiesta sono state arrestate complessivamente sei persone. Ai domiciliari, oltre a Gianluca Jacobini, è finito anche l’imprenditore Giacomo Fusillo, amministratore di alcune delle società fallite. L’interdizione di un anno, oltre a Marco Jacobini, è stata notificata anche a Vito Fusillo, padre di Giacomo.

Stando alle indagini della Guardia di Finanza e alle consulenze tecniche disposte dalla Procura di Bari, gli imprenditori, con la complicità dei vertici della Banca Popolare di Bari, avrebbero dissipato i beni aziendali con cessioni di quote e immobili.

In particolare Vito Fusillo e “il partner bancario dominante” avrebbero operato “secondo una opaca strategia” spostando “rilevanti segmenti di patrimonio” in favore di “terze economie”, come fondi di investimento con sedi all’estero, “di cui direttamente o indirettamente Banca Popolare di Bari e il gruppo Fusillo si assicuravano il controllo”, così i beni sottratti alle società oggi fallite “restavano di fatto nella disponibilità dei fautori dell’iniziativa illecita”.

Gli ex amministratori della Banca Popolare di Bari avrebbero concesso alle società in dissesto del gruppo Fusillo sconfinamenti sui conti correnti e linee di credito per decine di milioni di euro. Per Marco e Gianluca Jacobini, sostengono gli inquirenti, il gruppo Fusillo era “il principale cliente affidato dalla banca” e “facendo valere la propria influenza dominante sugli organi istruttori e deliberanti della banca – si legge nell’imputazione -, concedevano e reiteratamente prorogavano nuovi affidamenti, nella consapevolezza della loro inesigibilità”.

“L’esposizione complessiva dell’istituto di credito barese rispetto al gruppo Fusillo – si legge negli atti – ha progressivamente raggiunto la ragguardevole cifra di 340 milioni di euro” e, “in ragione della longevità e preminente rilevanza economica della posizione in questione”, i rapporti con il gruppo Fusillo erano “curati direttamente e costantemente dei vertici apicali dell’istituto bancario, in persona degli indagati Marco e Gianluca Jacobini, per anni leader incontrastati in seno al management della Banca Popolare di Bari”.