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domenica 18 Aprile 2021
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Morti per legionella in ospedale, la Procura: “Per il Policlinico non era una priorità”

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“Il problema legionella, a quanto pare, non rientrava minimamente nelle priorità da affrontare in una struttura sanitaria di quella importanza” pur essendo “ad alto rischio” perché “in presenza di un cluster”.

E’ un passaggio della richiesta di misura interdittiva fatta dai magistrati baresi nei confronti della dirigenza del Policlinico di Bari, nell’ambito dell’inchiesta che ieri ha portato al sequestro – con facoltà d’uso – di due padiglioni, Chini e Asclepios, perché infetti dal batterio della legionella che avrebbe causato, dal 2018 ad oggi, il decesso di quattro pazienti, senza che si sia provveduto alla bonifica, nonostante le sollecitazioni e diffide da parte della Asl e dell’Arpa Puglia.

“Di fatto – scrive la Procura – a distanza di oltre due anni dal primo decesso per legionella all’interno del Policlinico di Bari, cioè nella più importante struttura sanitaria della regione, si continua a morire di infezioni contratte durante la degenza”, evidenziando anche che “le riunioni propedeutiche agli adempimenti prescritti dalla normativa in materia di legionellosi abbiano avuto avvio soltanto una volta presa conoscenza delle indagini condotte da questa Procura per effetto dei primi accessi dei carabinieri del Nas”.

I cinque indagati, il direttore generale Giovanni Migliore, il direttore sanitario Matilde Carlucci, il direttore amministrativo Tiziana Di Matteo, il responsabile della Sanità pubblica dipartimentale Giuseppe Calabrese, e il direttore Area tecnica Claudio Forte, accusati di omissione di atti d’ufficio e morte come conseguenza di altro delitto, compariranno davanti al gip venerdì e all’esito degli interrogatori il giudice deciderà se applicare le misure interdittive.

La Procura, l’aggiunto Alessio Coccioli, la pm Grazia Errede con la supervisione del procuratore facente funzione Roberto Rossi, ne evidenziano la “impressionante inerzia” e la “sconvolgente sinecura rispetto alle funzioni cui essi sono preposti, di salvaguardia della salute pubblica e dei degenti”.


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