Il Tribunale del Riesame di Trani ha annullato i decreti di sequestro probatorio, ordinando l’immediata restituzione di denaro e documenti, nell’ambito dell’inchiesta su presunti appalti irregolari a Molfetta nella quale sono coinvolte 23 persone, tra le quali il sindaco Tommaso Minervini, l’assessore comunale ai Lavori pubblici Mariano Caputo, funzionari e dirigenti del Comune e imprenditori. È stata accolta, dunque, l’istanza dei difensori di dieci indagati – gli avvocati Felice Petruzzella, Rinaldo Alvisi, Leonardo Cioce e Michele Inchingolo – che avevano impugnato i provvedimenti per “genericità e indeterminatezza delle accuse”.
I giudici hanno disposto il dissequestro di denaro – a casa dell’assessore Caputo, per esempio, erano stati trovati 35mila euro in contanti – documenti, computer, chiavette usb e telefoni cellulari, comprese le copie forensi di tutto il materiale digitale sottoposto a sequestro. L’inchiesta riguarda presunte turbative d’asta relative a lavori di rifacimento di piazza Aldo Moro, interventi alla sede della ex cementeria e servizio di monitoraggio delle acque del porto.
Secondo la Procura di Trani tra luglio 2018 e agosto 2020 il Comune avrebbe proceduto indebitamente agli affidamenti diretti senza fare le gare, favorendo imprenditori “amici”. In cambio l’assessore Caputo, stando all’ipotesi degli inquirenti, avrebbe ottenuto lavori nella struttura balneare di cui è socio. I reati, a vario titolo contestati, sono turbativa d’asta, corruzione e peculato.







