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sabato 31 Luglio 2021
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Omicidio Labriola, omissioni su misure di sicurezza: Procura chiede condanna per 6 ex dirigenti ASL di Bari

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La Procura di Bari ha chiesto 6 condanne a pene comprese tra i 4 anni e 2 mesi ed i 16 mesi di reclusione per altrettanti imputati nel processo sulle presunte omissioni sulle misure di sicurezza da parte di dirigenti e funzionari della ASL di Bari che avrebbero contribuito a causare la morte della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa da un paziente il 4 settembre 2013 con 57 coltellate nel centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà. Per l’omicidio è già stato condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione il 41enne Vincenzo Poliseno, che sta scontando la pena in carcere.

Nella requisitoria finale del processo in corso dinanzi al Tribunale di Bari, il pm Baldo Pisani ha chiesto la condanna a 4 anni e 2 mesi per l’ex direttore generale della ASL, Domenico Colasanto, accusato dei reati di morte come conseguenza di altro delitto, omissione di atti d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità.

La Procura ha chiesto ancora condanne a 1 anno e 8 mesi di reclusione per l’ex funzionario Alberto Gallo, per l’ex segretario di Colasanto, Antonio Ciocia, e per un altro dipendente ASL, Giorgio Saponaro, imputati in concorso con l’ex dg di induzione indebita per aver, Ciocia e Saponaro, “pressato con insistenza” Gallo nella predisposizione dei falsi Documenti di Valutazione dei Rischi. Per falso materiale in atto pubblico altri due funzionari, Baldassarre Lucarelli e Pasquale Bianco, rischiano la condanna a 1 anno e 4 mesi.

I familiari di Paola Labriola, parte civile nel processo, chiedono alla ASL di Bari e al suo ex direttore generale Domenico Colasanto un risarcimento danni complessivo di oltre 5 milioni di euro, per aver omesso di adottare misure di sicurezza, contribuendo così a causare il decesso della professionista.


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