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giovedì 22 Aprile 2021
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Videochiamate con famiglia per boss barese al 41 bis, il magistrato: “Ok a tecnologia durante la pandemia”

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Dopo il lettore cd per ascoltare musica in cella, al boss barese Domenico Strisciuglio, soprannominato “Mimmo la Luna”, 48enne capo dell’omonimo clan mafioso del quartiere Libertà di Bari, detenuto dal 1999 al regime del 41 bis dove sconta condanne per reati di mafia e omicidi, sarà concesso fare una volta al mese videochiamate con i familiari.

Il magistrato di sorveglianza di Sassari, dove il boss è detenuto, ha accolto il reclamo proposto tramite il difensore, l’avvocato Massimo Roberto Chiusolo, ritenendo che “i colloqui visivi con i familiari costituiscono espressione di un diritto di primaria importanza: quello al mantenimento dei rapporti affettivi” e quindi, in questo momento di pandemia, “l’evoluzione tecnologica può fare ingresso nell’ordinamento penitenziario”, sostituendo, in caso di impossibilità alla visita, ai colloqui telefonici le videochiamate.

Nel provvedimento il giudice Giommaria Cuccuru spiega che anche per il regime del 41 bis, “nonostante modalità organizzative e limiti temporali finalizzati a prevenire eventuali flussi comunicativi illeciti”, “sia il colloquio visivo sia quello telefonico divengono oggetto di un diritto che non pare scalfibile, pena la trasformazione della detenzione in una detenzione illegittima, per contrasto con i principi di umanità delle pene”.

A causa dell’emergenza Covid, però, “potrebbe accadere che il parente impossibilitato a raggiungere l’istituto di pena dov’è il ristretto il congiunto”, neppure possa raggiungerne uno vicino per collegarsi “perché magari ubicato in Comune diverso in regione diversa”. In questo caso il familiare potrà utilizzare “l’ufficio di polizia giudiziaria più vicino al luogo di residenza”. “Del resto, nella prima ondata della pandemia – continua il magistrato di sorveglianza – , la stessa amministrazione penitenziaria aveva stabilito, in favore dei detenuti sottoposti a regime differenziato, la possibilità di un colloquio telefonico aggiuntivo da svolgersi con i congiunti ubicati nell’istituto penitenziario più vicino al luogo di residenza o nella caserma dei carabinieri del luogo di residenza”.


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